Marinai, profeti e balene

Anno 2011
Numero di tracce 19
Cantante Vinicio Capossela
Musicista Vinicio Capossela
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I dischi italiani che ho comprato nella mia vita si contano sulle dita delle mani di un monco (detto in modo politicamente poco corretto). Anche questo avrei potuto scaricarlo, ma ci tenevo (e ho fatto bene) alla qualità del suono.

Capossela lo avevo visto dal vivo agli inizi della carriera perché mi ci aveva portato un'amica e non mi era piaciuto. Poi mi hanno regalato un disco suo per un compleanno e non sono riuscito ad ascoltarlo per intero. Questo disco, invece, può stare tranquillamente accanto ai più bei dischi di De André (ossia quelli con Mauro Pagani, anche se nei pezzi di Marinai, profeti ecc. si sente una forte affinità con Anime salve, altro bel disco), a Senza orario senza bandiera e non mi viene in mente altro a meno di non sconfinare nel jazz o nel jazz rock del tipo Area o Perigeo (a proposito, nel disco suonano Ares Tavolazzi e Jimmi Villotti).

Questo ultimo di Capossela è un album concept, come quelli degli anni settanta, a cavallo fra Moby Dick e l'altra letteratura di mare, la mitologia greca e quella biblica.

Fermo restando che questo è uno di quei rari dischi con tutte le tracce molto belle, arrangiate stupendamente; faccio seguire un elenco ristretto delle mie preferite: solo due tracce per disco.

Innanzitutto, quella che sarà senz'altro la canzone di maggior successo anche commerciale dell'album: Pryntyl, una deliziosa canzone in perfetto stile EIAR, che avrebbe potuto cantare Natalino Otto; la storia dalla quale è stata tratta è un progetto di Céline per un cartone animato.

Poi Polpo d'amor. A dire il vero ero convinto che fosse una cover di Jockey full of bourbon di Tom Waits, invece, leggendo le note del disco c'è scritto che la musica l'hanno scritta Joey Burn e John Convertino dei Calexico. Sarà. A parte la melodia, che è identica, anche le sonorità e l'uso degli strumenti ricordano parecchio quelle dei dischi di Waits. In ogni caso, bellissima.

Nel secondo disco, Aedo, atmosfera da Buona novella - Il ritorno di Giuseppe, musica mediorentale con gli strumenti che si alternano nel suonare la melodia all'unisono col canto (tipico di molta musica mediorentale, appunto), grande arrangiamento.

Infine Calipso, un calipso lento fatto di kalimba e marimba.

Però, ripeto, tutto il disco è stupendo e, riascoltandolo, ne vengono fuori i pregi anziché venire a noia.

Nel complesso si possono riconoscere forti e benefiche influenze di Fabrizio De André, Tom Waits e Kurt Weil, che a sua volta ha influenzato Tom Waits, perciò ci si può limitare ai primi due. Una volta detto De André e Tom Waits è già detto anche quale sia il solo neo che rovina la perfezione assoluta alla quale avrebbe potuto aspirare questo album: la voce.


9.50 (Quasi capolavoro)

Grandepuffo
Grandepuffo
Voti ricevuti 2 Registrati per votare e scrivere commenti!
  • E-Frame
    E-Frame
    Molto bella anche la trasmissione radiofonica su Radio2 "Marinai, profeti e balene" dove Capossela introduce un pezzo a puntata. Ascoltando le canzoni con la sua introduzione te le fa apprezzare di più.
  • Grandepuffo
    Grandepuffo
    Vero, ascoltate La Radio, è meglio.