Senza orario senza bandiera

Anno 1968
Numero di tracce 1
Cantante New Trolls
Musicista
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ascoltato qualche centinaio di volte, da giovane. Sono rimasto stupefatto dalla perfezione di questo disco (musica di Vittorio De Scalzi dei New Trolls, testi di De André e del poeta Manerini) che, dopo più di quarant’anni, mantiene la freschezza di un classico. Allora non ci facevo caso, ma oggi non posso fare a meno di chiedermi se si saranno resi conto di che grande cosa avevano fra le mani. Fabrizio De André, ormai lo sappiamo, potrebbe stare tranquillamente sulle antologie poetiche delle scuole (e infatti ci sta) e ha sempre tratto giovamento dalle collaborazioni con altri musicisti (Francesco De Gregori, Massimo Bubola, Mauro Pagani, col quale ha realizzato i suoi due album migliori, Ivano Fossati, la PFM, ecc.); e questo disco giovanile non fa che confermarlo. Ma se i testi sono poesia pura, le musiche non sono da meno, Vittorio De Scalzi non riuscirà mai più a superarsi. Si inizia con Ho veduto, introduzione al viaggio, che in quel periodo era il topos letterario per eccellenza, si pensi a On the road o ai Vagabondi del Dharma di Jack Kerouack, canta De Scalzi su un ritmo di chitarra acustica. Si prosegue con Vorrei comprare una strada, cantato da Nico De Palo, la vera voce dei New Trolls, acutissima e con quel vibrato che è una sua caratteristica: ultimo sogno di un condannato a morte negli Stati Uniti; poi Signore, io sono Irish, la preghiera del povero bracciante che chiede una bicicletta per andare in chiesa la domenica, canta Vittorio. Susy Forrester è la bella invidiosa perfino dei fiori che si trova, infine, vecchia, voce di Nico. Al bar dell’angolo è forse l’unica canzone deludente dell’album, cantata da Vittorio e Nico, la sola cosa da segnalare è che finisce con Sensazioni (dei New Trolls) fischiato. Duemila è uno stupendo pezzo cantato all’unisono da Nico e Vittorio che prevede un futuro freddo, dove solo il povero figlio di un pescatore possiede ancora umanità. Ti ricordi Joe?, cantato da Nico, è la storia di un marine che ricorda la guerra nelle Filippine; un verso fra i tanti, giusto per dare un’idea dalla potenza evocativa del testo: Ti ricordi Joe? ti ricordi di Sam con il cuore coperto di mosche? E c’è ancora chi va dicendo che noi, noi marines non avevamo un cuore. Padre O’Brien è la storia vera di un prete che ha chiesto inutilmente parte dei fondi che le grandi nazioni sprecano per le guerre per finanziare un lebbrosario, canta Nico. Tom Flaherty storia dell’innamorato timido che non riesce a dichiarare il suo amore. E si finisce con Andrò ancora, stessa musica di Ho veduto; il nostro viaggiatore si propone di non smettere mai di andare per le strade del mondo per vedere e raccontare cosa succede. Mi sono chiesto se il mio giudizio su questo album fosse stato condizionato dalla nostalgia per quel tempo - and a very good time it was – (questo è Joyce, per chi non lo avesse riconosciuto), così l’ho riascoltato con più attenzione, facendo caso anche ai suoni, al vecchio stile degli arrangiamenti, ecc. ecc. e sono rimasto della stessa opinione: questo disco è un capolavoro.


10.00 (CAPOLAVORO)

Grandepuffo
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