Journey throug the fuck

Anno 1984
Genere Punk
Numero di tracce 1
Cantante Nubuc
Musicista
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In garage ho una vastissima cassettoteca, non so se si dica così; insomma, ho un sacco di vecchie musicassette che mi sono deciso a passare in formato digitale prima che mi si smagnetizzino del tutto. Ci sono una quantità di cose interessanti, fra le altre, molte registrazioni dal vivo (venute passabilmente) di concerti ormai storici.

Fra tutte ho trovato questa cassetta autoprodotta che comprai a un concerto di un gruppo locale, che ho datato 1984 in omaggio al libro di Orwell, ma risale quasi sicuramente a qualche anno prima.

Non ricordo nulla di questa band, ma mi dovevano esser piaciuti, altrimenti non avrei acquistato la cassetta e, riascoltandola o forse ascoltandola per la prima volta, ho capito perché.

Le scarne notizie le ho ricavate dal foglio che funge da copertina: il gruppo si chiama Nubuc, composto da Americo, chitarra, basso e voce; il Conte di Montalto, batteria e voce; Montparnasse, chitarra, basso e voce; Zac, tastiera e voce.

Journey through the fuck, beh, lo dice il titolo, è un viaggio attraverso le scopate. Al tempo uscì un album di Neil Young che s’intitolava Journey through the past, non è impossibile che il titolo di questo concept album sia una presa in giro del disco di Neil Young. I testi sono quasi sempre in inglese ma, cantati da italiani, sono abbastanza comprensibili.

La band appartiene al periodo del punk e ne possiede alcune caratteristiche: i testi a dir poco irriverenti e il fatto che non sappiano suonare. Effettivamente i quattro non hanno una gran tecnica, ma sono divertenti. Il genere musicale (o meglio i generi), invece, è quanto di più lontano ci sia dal punk; sembra più uno di quei dischi di Edoardo Bennato dove il musicista napoletano infilava di tutto, dal reggae, al beguine, al rock anni ’50 alla musica lirica; in questa cassetta manca solo la musica lirica, poi c’è tutto.
Il viaggio parte proprio dai primordi della scopata: dall’onanismo, con un tango in tedesco intitolato Ich mich michselbst ossia Io, me, me stesso, che viene scandito quasi fosse una marcia militare con grande effetto comico, le ultime parole sono: Einz twei, einz twei, wunderbar!You smell so so good è una canzone in stile Rolling Stones del tipo She’s a rainbow; se non ho capito male dev’essere la fase dell’innamoramento.

Ah, la la la la la la avrebbero potuta incidere gli Sha-na-na, si tratta di un classico giro di do. Trascrivo il primo verso perché merita:

Ah la la la la la   la la la la la la la   la la la la la

Baby (wap wap wap bo bom bo bom)you gonna be a (wap wap wap bo bom bo bom)lady you gonna be a (wap wap wap bo bom bo bom)woman that a-love n’ a-hold (aaah aaah aaah)n’ a-kiss just like you (bo bom bo bom wap)
A questo punto, dopo tanto cantare, si dovrebbe passare ai fatti, infatti c’è un breve spot pubblicitario intitolato Hatù, si tratta di Let it be dei Beatles, con le parole stravolte. Trascrivo l’intero testo:

When you find yourself in time of fucking
drugstore man comes to you
speaking words of wisdom: “use Hatù”
And when the condom is broken
there is still a chance for you to do
use not one but two, use Hatù
Hatù Hatù I need only you
use not one but two, use Hatù

Con Watchin’ me watchin’ you finalmente si conclude qualcosa, non trascrivo, un po’ perché il pezzo è veloce e non ho capito tutto, un po’ perché quello che ho capito è talmente volgare che mi vergogno a copiarlo sia pur in inglese.
Questa volta è uno ska con la melodia che somiglia a Too much too young degli Specials però molto più veloce.Lonesome night è una bossa nova, il soggetto è sempre lo stesso. Oserei dire che la canzone è bella, un po’ rozza, ma mi piace il giro armonico, la melodia, tutto. Sicuramente il miglior pezzo dell’”album”, l’avesse cantato João Gilberto sarebbe diventato uno standard, magari cambiando qualcosina al testo, altrimenti il mitico João si sarebbe rifiutato di cantarlo.Con Don’t leave me lonely tonight si arriva alla crisi; pezzo melodico in stile anni ’50, molto Elvis. Hate song è un pezzo punk; basso ostinato su una sola nota, chitarra talmente distorta da sembrare scordata. Siamo arrivati alla rottura con tutti gli improperi del caso. Per dare un idea, il ritornello è

I hate you and I hope you’re gonna die

e l’ultima strofa è

I wish you the worst things in this world
your cunt be sew and opened never more

Stupendo!
A questo punto il protagonista, deluso, decide di cambiare sponda e dopo una torbida Love song, un pezzo che se lo sente Lou Reed si chiede quando l’abbia scritto, si arriva a un brano con la musica stile Kid Creole and The Cocoanuts e il testo che sembra una presa in giro di Cuando calienta el sol, Bodas alegres; il titolo parla da solo.Fists in the night, il pezzo successivo, non è un testo politico; i pugni sono adoperati per particolari giochi erotici. La musica mi ricorda un po’ Honey Pie dei Beatles.

Ma anche l’esperienza omosessuale del disgraziato protagonista finisce nella noia e nella routine. Hey Joe, che nulla ha a che vedere con l’omonima canzone di Jimy Hendrix, è l’altro dei miei pezzi preferiti, lo stile musicale è affine al precedente, ma c’è in più una genuina carica rock; non so come spiegarlo, è come una canzone del trio Lescano interpretata dai Rolling Stones.

Ora che sono arrivato a dover tirare le somme non so che dire. Non posso consigliarne l’acquisto perché credo che la mia cassetta sia una delle poche in circolazione, se non addirittura l’unica rimasta. Non posso dire che sia un lavoro ben fatto perché è suonato e cantato così così e anche la qualità della registrazione non è granché. Però è divertente, non ha riguardo per nessuno non risparmia e non perdona nulla; in questo caso io anteporrei il “messaggio” alla qualità artistica. Questi ragazzi, che ormai saranno sulla cinquantina, sono volgari, irriverenti, zotici, demenziali, malvagi, surreali; in loro c’è un miscuglio di Zanardi e Jarry; veri sovversivi.


10.00 (Patafisico)

Grandepuffo
Grandepuffo
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  • montparnasse
    montparnasse
    Quando l’ho letto non riuscivo a crederci, mi sono anche commosso. Grazie. Non dovrei essere io a dirlo, ma anche secondo me è stata una grande band e meritava di essere ricordata. m.