Non so quante generazioni abbia terrorizzato questo sceneggiato televisivo; di sicuro la mia.
Tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Bernede, il regista Claude Barma ne scrisse la sceneggiatura assieme a Jacques Armand e lo divise in sei puntate per la televisione francese nel 1965. Immediatamente fu comprato dalla televisione italiana e, a partire dal 5 giugno 1965, il mercoledì alle nove di sera, la maschera incappucciata di Belfagor attraeva e impauriva noi ragazzini e anche qualche adulto più impressionabile.
Il successo fu tale che fu replicato l’anno successivo, nel 1969, nel 1975 e nel 1988.
Ignoro se i ragazzini degli anni ’70 e ’80, più smaliziati di noi, abbiano provato la nostra stessa inquietudine dinanzi a quel bianco e nero espressionista, quella Parigi ambigua, oscura, misteriosa e se l’apparizione del fantasma del Louvre, guidato dal bambino, gli abbia fatto sobbalzare il cuore. Spero di sì per loro; Belfagor è stato una grande emozione, tanto che, dopo più di quarant’anni, i due colpi di rivoltella e l’allarme che introducono ogni puntata, devo ammetterlo, mi hanno fatto accapponare la pelle.
Poi, vabbe’, conoscevo già la storia, sapevo chi era Belfagor (ma non lo dico), insomma, la tensione che provavo non è quella di una volta, ma Belfagor mantiene il suo fascino e, anche se si nota di tanto in tanto qualche trascuratezza nel doppiaggio (tutto sommato si trattava di un prodotto per la TV e, probabilmente, anche doppiato in tutta fretta) rimane il piacere di vedere una cosa ben fatta.
Può darsi che, nonostante tutte le repliche, qualcuno non abbia ancora visto Belfagor, quindi non vorrei guastare la sorpresa con un sunto; dirò soltanto che gli ingredienti sono: il fantasma del Louvre, il segreto del metallo di Paracelso e la misteriosa setta dei Rosacroce. Personaggi e interpreti sono: innanzitutto la bravissima Juliette Greco nel doppio ruolo delle gemelle Hiquet /Borel, Laurence (Luciana in italiano),
misteriosa e affascinante, succube di una sorta di occultista, e Stéphanie (più logicamente Stefania), limpida e solare. René Dary è il sorridente commissario Menadier, che si occupa del caso del fantasma, mentre sua figlia Colette (Christine Delaroche) collabora all’indagine privata di André Bellegarde (Yves Renier), uno studente universitario, coinvolto per caso, che divide i suoi sentimenti fra la figlia del commissario e la fatale Luciana. Boris Williams (François Chauvette), l’occultista con un forte ascendente su Luciana e infine Lady Hodwin (Sylvie) una vecchia aristocratica bizzarra che protegge Belfagor.
La storia si sviluppa in più di cinque ore, senza ripetizioni, senza parti superflue o noiose e il tempo non ha fatto che aumentare il fascino dello sceneggiato che si guarda più come un vecchio film degli anni ’20 che come una serie televisiva. Se proprio vogliamo trovare qualche pecca, a parte il già menzionato doppiaggio, sempre nella versione italiana c’è una svista clamorosa: le sorelle gemelle interpretate da Juliette Greco di cognome fanno, una Hiquet, una Borel, ma è una cosa simpatica, una di quelle distrazioni da romanzo a puntate dei Penny Book, tipo quella celeberrima di Defoe che fa tuffare in mare il suo Robinson Crusoe completamente nudo per raggiungere l’isola ma, per precauzione, si mette un pacco di biscotti in tasca; infine mi sarebbero piaciuti degli speciali più consistenti.
9.50 (Mitico)
| Registrati per votare e scrivere commenti! |