Più che un cofanetto si tratta di DVD usciti settimanalmente in edicola, per un totale di diciannove dischi, con le puntate di Nero Wolfe trasmesse dalla RAI verso la fine degli anni sessanta; con Tino Buazzelli nella parte di Nero Wolfe, Paolo Ferrari nel ruolo di Archie Goodwin, Pupo De Luca è il cuoco Fritz Brenner e Renzo Palmer, noto per essere stato la voce di Braccobaldo Bau, è l’ispettore Cramer (lamento l’assenza di Francesco Mulè, ossia la voce dell’orso Yoghi; con tutti e due sarebbe stata una puntata favolosa, qualcuno sa chi doppiasse Svicolone?).
Da giovane sono stato un attento lettore dei romanzi di Rex Stout che, fra i gialli senza pretese, sono senz’altro quelli che preferisco. Chi conosce l’opera di Stout sa che Nero Wolfe è figlio di Sherlock Holmes ma, sia nella stazza che nelle abitudini, somiglia di più a suo zio Mycroft, infatti non esce mai di casa a meno che non si tratti di un caso di estrema necessità o a meno che non decida di far visita il ristorante di suo fratello gemello Marko Vukcic, uno dei quindici più grandi cuochi del mondo.
Risolve quindi i suoi casi rimanendo seduto sulla sua poltrona rinforzata, grazie alle sue ereditarie capacità logiche e con l’ausilio di Goodwin che è il suo occhio e il suo orecchio al di fuori della casa di arenaria rossa della trentaduesima strada.
Come ho già detto, conosco piuttosto bene l’opera di Stout e posso affermare senza timore di essere smentito, che Tino Buazzelli è assolutamente perfetto nella parte di Wolfe,
è esattamente come ci si immagina nei libri; riesce a dar vita a ogni fobia, a riprodurre ogni grugnito dello sferico detective. Anche Pupo De Luca è un buon Fritz Brenner; un po’ meno fedele all’originale è l’ispettore Cramer, che nei libri è sempre cordialmente ostile a Nero Wolfe, anche se se ne serve, come Lestrade si serviva di Holmes, per venire a capo dei casi più complessi; Renzo Palmer è troppo bonario, ma forse sono io che sovrainterpreto: come fa uno che ha doppiato Braccobaldo Bau a essere ostile? in ogni caso il Cramer di Renzo Palmer gioca un ruolo comico molto efficace nell’economia della serie televisiva.
Un personaggio che, invece, è molto lontano dall’originale è Archie Goodwin. Anche se Ferrari fa il possibile per incarnare alla perfezione l’aiutante del genio, gli manca il fisique du rôle. Il Goodwin di Rex Stout è un giovane uomo d’azione alto e di bell’aspetto, che fa cadere le donne ai suoi piedi, se dovessi pensare a un attore idoneo direi Clint Eastwood (da giovane). Sarà che io Paolo Ferrari me lo figuro sempre con un fustino di Dash in mano, ma tutte le volte che abborda una ragazza mi aspetto sempre che gli offra due fustini in cambio di uno e mi distraggo, immaginando la scena. Ciò non significa che Ferrari non sia un attore più che apprezzabile.
Già che ci siamo a parlar male dico subito quali sono un paio di difetti della serie: la totale assenza di speciali; anche gli inserti stampati si limitano al riassunto della puntata e, per colmo di aberrazione, dicono come va a finire, cosa che, quando si presenta un giallo, è di una scorrettezza inaudita; poi ogni storia viene divisa in due DVD della durata di una sessantina di minuti l’uno il che, se da una parte ripropone i ritmi televisivi di un tempo, quando la puntata finiva sul più bello e bisognava aspettare una settimana per sapere come andava a finire, dall’altra fa pagare il doppio la solita storia e i DVD prendono il doppio di spazio.
Ora che mi sono tolto il pensiero posso andare avanti, perché vorrei finire parlando bene di questa vecchia serie televisiva, che è sicuramente fra le migliori della RAI, superiore anche a Maigret, dove gli unici bravi sono Gino Cervi, che fa Maigret, e Luigi Tenco, che canta la sigla, mentre fra i libri Maigret è di gran lunga superiore.
In Nero Wolfe, oltre ai validi personaggi fissi, sono ospiti di volta in volta ottimi attori teatrali, che recitano in presa diretta; si può notare, infatti, come i volumi cambino a seconda degli ambienti e della posizione dell’attore nella stanza; c’è anche qualche impaperamento di tanto in tanto. Lo stesso Buazzelli è stato un grandissimo attore teatrale, ricordo di averlo visto nel Borghese gentiluomo di Molière in una delle rare concessioni che ho fatto al teatro tradizionale e non me ne sono pentito affatto.
Ma forse il risultato è migliore solo perché le storie sono più adatte a un medium come la televisione; innanzitutto, visto che Wolfe non esce mai, si svolge tutto in interni, come in teatro; poi la psicologia dei personaggi, essenziale in Maigret, è quasi inesistente in Wolfe, più facile, quindi, riproporre la mera storia senza preoccuparsi di altro.
Infine vorrei segnalare il commento musicale, che per allora era di avanguardia, fatto con sintetizzatori elettronici e bella anche la sigla; un pezzo jazz in stile abbastanza free scritto da Nunzio Rotondo.
Molto difficile è, comunque, dare un giudizio vista l’eccellenza del prodotto e la pessima qualità del supporto audiovisivo. Direi che le puntate di Nero Wolfe meritano un dieci pieno, mentre i DVD sono al di sotto delle peggiori insufficienze, non posso fare una media matematica, sarebbe troppo penalizzante.
8.00 (Da non perdere)
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