Alla fine del commento al cofanetto DVD Quartetto Cetra avevo espresso i miei desiderata rispetto a eventuali successive pubblicazioni con materiale del mitico Quartetto. Sono stato esaudito dalla Fratelli Fabbri, che sta pubblicando la Biblioteca di Studio Uno in edicola al prezzo di 12 euro e 90 a DVD.
Il numero 1 è andato perso a causa della recente alluvione che ha interessato la Toscana, quindi non conosco il piano dell’opera, ma confido che Fabio, il mio giornalaio di fiducia (che somiglia in modo incredibile al tizio del negozio di fumetti dei Simpson), me lo faccia arrivare. Il numero 1 era Il conte di Montescristo, il numero 2 è Il dottor Jekyll e mister Hyde. Ovviamente mi riservo di aggiornare questo file a ogni nuova uscita, quindi limiterò di volta in volta i miei commenti per non farlo diventare troppo lungo.
La Biblioteca di Studio Uno nasce da un’idea di Virgilio Savona; si tratta di classici della letteratura interpretati in chiave musical dal Quartetto e da altri attori molto noti all’epoca. Detto così potrebbe sembrare una cosa leggera, ma seria; in realtà il diabolico Quartetto, oltre ad avere una vena comica superlativa, aveva il potere di dissacrare qualsiasi cosa: le parole delle canzoni venivano adattate alle melodie di motivi in voga a quel tempo, non risparmiando neppure loro stessi. È un po’ quello che facevamo da ragazzi, quando inventavamo testi, perlopiù scurrili, sui motivi di moda. Segue un fulgido esempio:
I frati so’ in calore, i preti di più
figurati le suore che non la posson dare per via di Gesù.
(sull’aria di La prima cosa bella di Nicola Di Bari).
Immagino che questa consuetudine ci sia sempre stata, ma se venisse fuori che è stata inventata proprio dai Cetra non mi meraviglierei.
Come molte altre loro parodie, Il dottor Jekyll dei Cetra somiglia più al film con Spencer Tracy che al romanzo di Stevenson, ma non importa, anzi meglio; è o non è un sito di cinema questo?
Jeckyll e Hyde sono interpretati da Virgilio, Lucia Mannucci è Jane, la fidanzata, Felice è il padre di Jane e Tata l’avvocato Utterson. Con loro, fra gli altri, uno spassosissimo Gino Bramieri nel ruolo dell’ispettore di Scotland Yard; Paolo “Dash” Ferrara, che ha una bella voce, nel ruolo di Lanyon, amico di Jeckyll; Valeria Fabrizi, moglie di Tata, recita nel ruolo che nel film fu della divina Ingrid Bergman; Ernesto Calindri, coi basettoni, nel ruolo del domestico di Jeckyll, è decisamente in parte.
La canzone dei Cetra presa in giro in questa parodia è Vecchia America (Vecchio Jeckyll), che già era una canzone ironica. Come spesso accade sono proprio le loro canzoni a essere le più divertenti e più riuscite.
Una nota positiva della collana è che stavolta ci sono speciali decorosi (interviste perlopiù); chissà che la Fratelli Fabbri non abbia letto il mio commento alla collana dedicata a Nero Wolfe e abbia fatto ammenda.
Terzo disco, I tre moschettieri.
Nella mia memoria di bambino questo era il mio episodio preferito; rivisto dopo quasi cinquant’anni confermo la mia impressione di allora. I tre moschettieri è geniale; la cosa più divertente è che le canzoni stravolte sono cantate dagli interpreti originali; Aurelio Fierro, che fa il padre di D’Artagnan, canta Guascone, che è la sua Guaglione, Nilla Pizzi, Anna D’Austria, infila le sue tre canzoni più note: Grazie dei fior, Vola colomba e L’edera; Claudio Villa, re Luigi, canta Tipitipitì, i Cetra ripropongono la loro versione di Musetto di Modugno (che avrebbe dovuto interpretare D’Artagnan, ma rifiutò l’offerta e il suo posto fu preso da Alberto Lupo, il quasi omonimo di Lupo Alberto), Gino Cervi è il cardinale Richelieu e canta stupendamente, altri ospiti sono Nicola Arigliano e Francesco Mulé, che a un certo punto ride come Yoghi.
Un’altra cosa mi è piaciuta di questa versione in musical del libro di Dumas: il balletto è quasi inesistente; da bambino detestavo i balletti e da grande non ho cambiato gusti. Mentre nelle altre puntate il balletto è invadente, spesso occupa spazi eccessivi, nei Moschettieri i balletti sono brevi e funzionali alla narrazione. Può darsi che rivedendo anche le altre puntate mi ricreda, ma secondo me coi Moschettieri i Cetra hanno dato il massimo.
Quarto disco: L’odissea.
Nella biblioteca di Studio Uno non poteva certo mancare il libro dei libri.
Nel ruolo di Ulisse c’è Felice Chiusano che, assieme a Virgilio (che fa Antinoo), è quello che recita meglio dei quattro Cetra, Lucia è, prevedibilmente, Penelope e Tata è Telemaco. Fra gli ospiti le gemelle Kessler sono le sirene; Milva è Calipso che si presenta, per l’appunto, cantando la parodia di Banana boat; Giustino Durano nel ruolo di Ermes, il messaggero degli dèi; una straordinaria Sandra Mondaini nel ruolo di Nausicaa e un altrettanto straordinario Paolo Panelli nel ruolo di Alcinoo.
Fra le canzoni prese di mira Torero che diventa Guerriero, La donna riccia ossia La capra riccia, una versione particolarmente riuscita di Che centrattacco, dello stesso Quartetto, che diventa Che mentecatto. C’è un po’ troppo balletto per i miei gusti, ma tutto il resto lo compensa ampiamente.
DVD n.5, La storia di Rossella O’Hara, che sarebbe Via col vento della Mitchell, ma la casa editrice non concesse i diritti sul titolo.
Rossella è, prevedibilmente, Lucia, Ashley è Tata, Butler, Virgilio e Felice è il padre di Rossella. Elena O’Hara è Anna Campori, ossia la mitica Giovanna, La nonna del Corsaro Nero,
una trasmissione della TV dei ragazzi recitata in diretta, perciò non esistono copie registrate, e irrimediabilmente perduta.
La Campori era affiancata dal marito Pietro De Vico, nel ruolo del mozzo Nicolino, e da Giulio Marchetti, il maggiordomo Battista, che sarà, in seguito, il miglior presentatore di Giochi senza frontiere della storia della RAI.
Anche La nonna del Corsaro Nero aveva una struttura analoga alla Biblioteca di Studio Uno; i recitati erano più lunghi, ma erano intramezzati da parodie di canzoni in voga: “Ma la nonna no / la nonna mia non può / disperdersi nel mare tempestoso.” canta il Corsaro Nero, sull’aria di Ma l’amore no, alla notizia che la sua adorata nonna è naufragata. Un vero capolavoro.
Un po’ al di sotto della media, invece, questo DVD; non per colpa dei Cetra, ma del libro.
Il sesto DVD è la storia del Fornaretto di Venezia, interpretato da Tata.
La Biblioteca di Studio Uno ha avuto successo e gli ospiti non si fanno certo pregare per partecipare. In questa puntata abbiamo Sandra Mondaini, la fidanzata del fornaretto e Raimondo Vianello, un pittore; un grandissimo Lelio Luttazzi, Alvise Guoro, che recita con grande verve e quando è in scena ruba l’attenzione a tutti; Enrico Viarisio fa il doge; Viarisio è quello della pubblicità della Alemagna, quella réclame in ottonari rimati che terminava sempre con “Ullallà è una cuccagna!”, anche nel Fornaretto Viarisio recita in ottonari. C’è Lauretta Masiero, Gianni Agus, Maurizio Arena e Carlo Campanini, che canta benissimo.
Fra i centoni meglio riusciti metterei senz’altro That’s my desire, che Armstrong cantava con Ella Fitzgerald, e che nel Fornaretto Luttazzi canta con Lucia, facendo il verso a Louis Armstrong.
Sette, La Primula Rossa, interpretato da Tata Giacobetti. La star di questa puntata è senza dubbio Renato Rascel, nella parte di Rosbespierre, che canta le sue È arrivata la bufera, Dove vanno a finire i palloncini (Dove vanno a finire i giacobini) e Il gaucho. Se c’è qualcuno che può stare alla pari dei Cetra questo è Rascel, ma anche gli altri protagonisti sono superlativi; a parte il solito bravissimo Carlo Campanini, e Gianni Meccia che canta il suo Il barattolo (rotola, rotola, la testa nella ciotola), c’è Carlo Dapporto che fa il nobile blasé condannato alla ghigliottina che è un numero indimenticabile.
Si tratta senz’altro di una delle parodie migliori.
Otto, Al Grand Hotel, dal romanzo di Edmund Goulding. Fra gli ospiti giganteggia Gino Bramieri, alla reception del grand hotel ma, come sempre, nessuno delude; c’è Giustino Durano che fa Al Johnson, Renzo Palmer e Carlo Croccolo che sono due impresari teatrali, Nini Rosso, che fa il Pascià seguito dalle sue dieci mogli, Milly nel ruolo si se stessa, Cesare Polacco, ossia quello che faceva l’ispettore Rock nella réclame della brillantina Linetti, che fa il poliziotto dell’albergo, Bruno Canfora e la sua orchestra nel ruolo del direttore e della sua orchestra, con nientemeno che Don Powell al pianoforte.
Fra le canzoni parodiate sicuramente la meglio riuscita è una versione serratissima della Vecchia fattoria cantata dal Quartetto Cetra.
Non parlerò dei prossimi due DVD, poiché si tratta di raccolte delle canzoni che il Quartetto ha cantato nelle innumerevoli trasmissioni televisive alle quali hanno partecipato. Ciò non significa che non valga la pena ascoltarli e vederli perché i Cetra sono in grado di trasformare in siparietto la canzone più melensa; in ogni caso le parodie non sono finite e, nel piano dell’opera, c’è anche Non cantare, spara.
Undici. Dopo due DVD di canzoni si torna alle parodie con la stagione 1962-63 di Studio Uno; stavolta le parodie sono fatte sui film. Siccome un film dura meno di un libro, anche la riduzione dei Cetra dura di meno: dieci minuti – un quarto d’ora; non ci sono ospiti, solo i quattro Cetra, non per questo le dodici parodie dell’undicesimo DVD sono da meno della Biblioteca di Studio Uno. Fra i Cetra, come avevamo già avuto modo di notare, i più bravi sono Virgilio Savona e Felice Chiusano, che hanno ritmo e comicità innate.
E dopo tre DVD di sketch e canzoni, eccoci, finalmente a Non cantare, spara. Non si tratta di parodie questa volta, ma di un vero e proprio musical, con musiche originali, ambientato nel west, nella città immaginaria di Abilene. Le puntate sono otto, ogni DVD ne contiene due.
I Cetra cantano, sparano e recitano nel doppio ruolo di quattro scalcinati musicisti e di temibili banditi. Gli ospiti sono, come sempre, all’altezza del quartetto: Tino Scotti, nel ruolo del giudice e becchino di Abilene; Luigi Vannucchi, il proprietario del saloon; Enrico Simonetti, un imbranatissimo sceriffo; Isabella Biagini, la bella del saloon; Nando Gazzolo, lo straniero; il professor Cutolo, il proprietario della banca; Carlo Romano, un ricco allevatore; Luisella Boni, sua figlia; Renzo Palmer, padre Dogherty, un prete manesco, che somiglia molto a don Camillo; Aroldo Tieri, che ha una bellissima voce, nel ruolo del dottor Bourbon, il medico che, come dice il nome, ha un debole per la bottiglia; Giorgio Gaber, che ha il ruolo di riassumere le puntate precedenti; nella seconda puntata a una memorabile apparizione Mina e, nel ruolo degli indiani cheerokee, nientemeno che i Rokes, che devono sempre rinunciare ai loro assalti perché Occhio di Pollo (Johnny) dimentica sempre qualcosa all’accampamento e i proverbi cherokee sconsigliano sempre di agire in mancanza proprio di quell’oggetto, nella prima puntata manca il tamburo e il proverbio è “Senza un buon tamburo meglio mettersi al sicuro.”
Ci sono i balletti che sono un po’ pallosi, ma il resto è da antologia. Se non avete ancora comprato nessuno dei DVD, questi non vanno assolutamente persi.
I dischi successivi, anche se sono sicuramente importanti, soprattutto per la storia della televisione, visto che gli ultimi presentano i Cetra a colori con le parodie che hanno fatto per le prime televisioni private, non hanno il fascino delle puntate della biblioteca di Studio Uno e di Non cantare spara, quelli sono stati veri colpi di genio, i successivi, accademia.
Non sono riuscito a farmi spedire il primo disco, così ho dovuto scaricare da rete la prima puntata della Biblioteca, Il Conte di Montescristo, nella quale giganteggia Walter Chiari, nella parte dell'Abate Faria.
Alla fine i dischi sono stati più del previsto, ben 42. Che dire? ne è valsa la pena.
10.00 (CAPOLAVORO)
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