Sandokan

Numero di dischi 2
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La siglaAi suoi tempi, di Sandokan, io non ho mai visto neppure una puntata, quindi non saprei dire se questi due dischi siano esaustivi; a me sembrava che fosse durato tanto, ma forse era solo perché se ne era parlato fino alla nausea. Kabir Bedi aveva conquistato tutto il pubblico femminile, senza distinzione d’età, Franco e Ciccio avevano fatto la loro parodia con Sandogat; “Sandogat, Sandogat, ha un coraggio che è roba da matt” era la sigla. Non so se ci furono anche bambini nomati Sandokan, ma a Livorno, città da sempre sensibile agli sceneggiati televisivi, ci furono parecchie “Marianne”Marianna nate in quegli anni, come successivamente ci furono le “Suelle” e similari con tutte le varianti possibili; per esempio conosco una ragazzina che porta stoicamente il nome di Suela, forse perché a sua madre Sue Ellen sembrava plurale. La madre della stessa (giusto per far capire il tipo) una volta mi disse che le ricordavo Mauris Gib per via della barba e perché mi vestivo di bianco. Anche se non ricordavo quale dei fratelli Gibbs fosse Mauris, non mi sono tagliato la barba, ma ho smesso di vestirmi di bianco, e mi è dispiaciuto perché mi piaceva.

SandokanIn ogni caso questo sceneggiato di Sergio Sollima, pubblicato in DVD dalla Yamato video, la stessa di Belfagor  e dei Compagni di Baal, ebbe un successo strepitoso, tale che Sollima portò il suo Sandokan al cinema, dividendolo in due film. Se non ricordo male a quel tempo la TV era in bianco e nero mentre la pellicola doveva essere a colori, non so come e cosa fecero, perché non vidi neppure i film, ma se i colori sono quelli del DVD sono un po’ troppo carichi e poi il bianco e nero aveva il suo fascino, anche perché a volte Sandokan è vestito come un divano e il B&N lo avrebbe graziato. Questo aspetto e la povertà degli speciali, sono le sole due pecche del cofanetto, il resto non ha risentito dei trentaquattro anni che sono passati.La nave di Sandokan

Gran merito va a Kabir Bedi che non è solo bello, è anche figlio di due persone speciali; la madre è stata una delle discepole predilette del Mahatma Ghandi che, al pari di Sandokan, combatté gli inglesi, con la differenza che il piccolo uomo dalla Grande Anima vinse, mentre il poderoso pirata, nato dalla fervida fantasia di Emilio Salgari, non impedì che la perfida Albione dominasse India e dintorni. Il padre di Kabir, Baba Bedi, invece è stato nientemeno che il guru degli Who, che gli dedicarono Baba O’Reilly in Who’s next. Comunque Kabir Bedi è esattamente come ci si potrebbe immaginare il Sandokan dei romanzi di Salgari. A rigore, Bedi è indiano, mentre Sandokan dovrebbe essere malese, quindi con tratti somatici indocinesi, in ogni caso è orientale e è sempre più credibile di Tom Cruise, che sarebbe stato uno dei Sandokan papabili di una produzione hollywoodiana; anzi, più probabilmente sceglierebbero Colin Farrell, che ormai sta in tutti i film. Kabir Bedi, invece, ha la faccia esotica e da pirata, non ha nemmeno bisogno di recitare, tanto gli è attagliata la parte. Ma tutto il cast è notevole, a partire da YanezPhilippe Leroy, sicuramente il migliore fra tutti, che è un Yanez De Gomera superbo; Carole André è una perla credibile; fra i cattivi un buon FitzgeraldAndrea Giordana, il giovane uffiziale di belle speranze che aspira alla mano di lady Marianna e Adolfo Celi, che è bravissimo, peccato che la sua performance sia costantemente rovinata dal costumista che lo veste quando da mago Anubi, quando da soldato della legione straniera, quando da remigino  e via dicendo; e non dimentichiamo i tigrotti, cenciosi, coloratissimi e stupendi.Tremal Naik Per finire, i dialoghi, per essere un prodotto destinato alla televisione, sono più che dignitosi e l’Inghilterra ci fa una figura di merda, come è legittimo.Brooke

Salgari è uno di quegli autori che si leggono in tenera età e raramente gli viene data una seconda chance in età matura, quindi non potrei dire di ricordare con certezza  se la storia dello sceneggiato sia del tutto fedele agli originali; in ogni caso quel misto di avventura, esotico, epico e romantico raffigurano perfettamente l’immaginario salgariano.La caccia alla tigre


8.50 (Epico)

Grandepuffo
Grandepuffo
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