Terrence Malick ha fatto quattro film in trentott'anni, l'ultimo nel 1998; con tutto questo tempo per pensare ha voluto realizzare un progetto ambizioso: nientemeno che raccontare la nascita dell'universo, riflessa nella storia di una famiglia.
È un film che mi ha ricordato tantissimo un libro, Il gabbiano Johnathan Livingstone, anche se Il gabbiano si legge in venti minuti, mentre questo film sembra non finire mai. Forse sta proprio qui la grandezza del regista; anche se il film dura due ore e venti (che non è poco) sembra durare qualche era geologica. Ma dicevo, mi ha ricordato Il gabbiano perché c'è la stessa profondità da caffè espresso, lo stesso misticismo gratuito, che poi sono esemplari del "pensiero" nordamericano.
È, comunque, un film che consiglio perché il sospiro di sollievo di tutti gli spettatori alla fine del film è un'esperienza affratellante, addirittura mistica: si è così contenti che il film sia finito che ringrazia dio anche chi non ci crede.
Palma d'oro a Cannes.
3.50 (Eterno)
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