Nella sua lunga intervista al mensile Les bandes, il regista Riyuchi Sukamoto dichiara i suoi gusti in fatto di fumetti; si dilunga su F. Compo , col risultato di incuriosirmi al punto da farmelo leggere tutto alla rovescia, mentre sul fumetto nordamericano afferma (cito testualmente): “... in genere tutti i fumetti americani li ho letti dopo aver visto il film, ma non sono fra i miei preferiti, anche se ho apprezzato molto il Batman di Frank Miller.”
Il Batman di Miller lo conoscevo, ovviamente, e mi era piaciuto, ma ormai erano passati un numero sufficiente di anni per farmi dimenticare i dettagli e poi, ora che conosco un poco l’immaginario di Sukamoto, ero curioso di capire cosa potesse aver colpito il geniale regista giapponese.
Beh, non c’era bisogno di essere giapponesi per apprezzare il lavoro di Miller e Mazzucchelli. Già Batman è un bel personaggio, nel suo romanzo a fumetti Miller non solo ne esalta l’aspetto umano, lo mette perfino un poco in disparte; non è l’eroe invadente dei vecchi albi. Tre le storie narrate: quella della nascita dell’uomo pipistrello, quella di Selina Kyle, alias Catwoman, e quella del commissario (per ora tenente) Gordon. E è Gordon il vero eroe; non ha i consueti capelli e baffi bianchi, ma sfoggia una chioma rossa fiammante, si prende una sbandata per la seducente collega, il sergente Essen, regola i conti col poliziotto corrotto di turno coi metodi bat-maneschi che in seguito rimprovererà al bat-amico. Appena gli nasce il primo figlio, i gangster rapiscono il piccolo e il tenete lo recupererà con l’aiuto di Batman. Un Gordon giovane, un uomo d’azione che sa sparare e menare le mani quando serve; come sia diventato lo squallido burocrate che non riesce a cavare un ragno dal buco senza l’aiuto di Batman è un mistero.
Mi auguravo di vedere di più Selina perché, inutile negarlo, è la mia cattiva preferita. Miller ci presenta una Selina già alle prese col mondo della malavita (della prostituzione, per l’esattezza), che prende spunto da Batman per cucirsi un costume e diventare, anziché un giustiziere mascherato, una criminale mascherata, e vendicarsi dei torti che ha subito.
Contrariamente a quanto succede in Giappone (sempre secondo quanto dice Sukamoto) ho l’abitudine di supervalutare il lavoro dello sceneggiatore rispetto a quello del disegnatore; in realtà un buon fumetto è una miscela delle due cose e più entrambi gli artisti sono bravi più il fumetto è buono. Nel nostro caso credo sia doveroso citare anche l’inchiostratore e rifinitore Richmond Lewis, che fa un lavoro superlativo, abbinando un colore dominante a ogni pagina con effetti indescrivibili (infatti non li descrivo). Per il resto la divisione in vignette è abbastanza tradizionale, solo in una tavola Batman che vola in deltaplano prende l’intera pagina, mentre in basso sono ritagliate due vignette nelle quali si vede il pipistrello avvicinarsi e atterrare su di un tetto; di regola però le vignette sono ben definite e divise dagli spazi usuali, solo la loro forma e dimensione è irregolare: a volte la vignetta è bassa e prende l’intera larghezza della pagina, talvolta ce ne sono addirittura quattro in luogo delle due canoniche, altre volte una vignetta prenda la metà della pagina e così via.
Grande storia e grandi disegni, quindi. Diavolo d’un giapponese, ha visto giusto.
10.00 (CAPOLAVORO)
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