“Il fumetto ha definitivamente perso contro le Belle Arti perché una tavola appesa a un muro affascina decisamente meno di un quadro. Di contro, la battaglia che il fumetto deve vincere è nei confronti della scrittura. Perché un fumetto è innegabilmente un libro, un’opera dal contenuto letterario e culturale spesso più interessante della narrativa media contemporanea.”
Come posso non essere d’accordo con quanto sostiene Joann Sfar dopo tutto quanto sto blaterando, ormai da tempo, sul valore letterario del fumetto e sulla pochezza della letteratura attuale?
Sfar è un giovanissimo autore francese (quando in Francia uscì Il gatto, nel 2002, aveva poco più di trent’anni), di famiglia per metà sefardita e per metà askenazita; ha avuto, quindi, la fortuna di ascoltare, fin da bambino, le fantastiche storie che nascono dall’immaginario delle due tradizioni ebraiche più importanti; successivamente ha assimilato il miglior immaginario occidentale: Carroll, Stoker, Conan Doyle e via dicendo e il risultato è questo stupendo romanzo a fumetti, ispirato e dedicato agli ebrei e ai pittori algerini.
Moujroum , il gatto del rabbino Abraham, dopo aver mangiato il fastidiosissimo pappagallo di casa, comincia parlare, pretende allora di fare il bar-mitzvah e il rabbino si dà da fare per farlo diventare un buon ebreo. Ma essendo gatto e quindi libero, è insofferente alle leggi e critica beffardamente i precetti.
Ambientato per metà ad Algeri e per metà a Parigi, Il gatto del rabbino può essere letto in chiavi diverse, non ultima quella del racconto umoristico ebraico; esemplare è questo dialogo fra il rabbino e un ebreo, assillato da un precetto della legge:
“Gli askenaziti aspettano cinque ore per bere latte dopo la carne, i sefarditi tre. Immaginiamo, Dio me ne scampi, che io debba mangiare con uno di quegli ebrei del freddo, e che abbia voglia di latte quattro ore dopo lo stufato o Dio sa che carne preparano nella loro Polonia. Ebbene, avrei il diritto di bere del latte in quanto sefardita o dovrei conformarmi ai suoi costumi di ebreo polare per rispetto nei suoi confronti?”
La risposta del rabbino è degna di Woody Allen:
“Conosci degli askenaziti, Birkat Hacohanim?”
“No.”
“Allora perché ti poni il problema?”
Il disegno è semplice, nelle sue sei tavole per pagina, forse proprio per non distrarre con virtuosismi grafici dalla storia che viene raccontata. E è una gran bella storia.
10.00 (Affabulante)
| Registrati per votare e scrivere commenti! |