Cosa diavolo c’entra uno come Alan Moore coi supereroi? Questa è una domanda che mi sarei potuto fare oggi, ma nel 1988 non avevo letto nulla di Moore e manco sapevo chi fosse. Oggi è una domanda che non mi farei proprio perché ormai Moore lo conosco bene, insomma, non me lo sono mai chiesto.
Se si eccettua Batman, non ho grande simpatia per i supereroi, in più, letto distrattamente, visto che ero poco invogliato dal soggetto, watchmen mi pareva parecchio di destra (sic!) e l’ho snobbato, saltando pure qualche capitolo.
Quando ho visto Gli Incredibili mi è venuta voglia di ricercarlo perché l’incipit è identico: i supereroi sono stati messi in pensione forzata dal governo e si ritrovano, depressi e imbolsiti, a parlare del passato. Ma era un casino ritrovare i vecchi numeri di Corto Maltese (almeno una ventina) sui quali era stato pubblicato a puntate e io non sono pigro, sono accidioso.
Solo in questi giorni ho trovato il coraggio di mettermi a cercare e ho scoperto che mi ero perso uno dei capolavori della graphic novel.
Siamo nel 1985 a New York, Nixon è presidente degli Stati Uniti per l’ennesimo mandato e qualcuno sta uccidendo i supereroi. Rorschach, che è l’unico supereroe che non ha smesso la maschera, indaga. Gli altri supereroi coinvolti sono il Comico (scaraventato da una finestra), Nite Owl, il dottor Manhattan e la sua compagna, Silk Spectre, e Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo. In aria c’è anche la terza guerra mondiale e un solo modo per scongiurarla. Resa molto bene la paura della guerra atomica, con continui rimandi a Hiroshima e Nagasaki.
Quello che Gli Incredibili fanno in chiave comica, Watchmen lo fa seriamente. I supereroi sono pieni di vizi e debolezze, sono fascisti e senza scrupoli, nevrotici, narcisisti e sguazzano nel torbido. Gli elementi un po’ meno peggio sono il dottor Manhattan, che ha ben poco di umano: dopo che è stato demolecolarizzato e è riuscito a ristrutturarsi vede gli elettroni può vivere su Marte e altre amenità del genere e Nite Owl, goffo, timido, sentimentale, è quello che per primo scopre il complotto ma sceglie di tacere per il bene dell’umanità.
Alla fine di ogni capitolo ci sono alcune strofe di canzoni di Dylan, Elvis Costello, John Cale o citazioni di Blake, Einstein, Nietsche, Shelley o, quando la situazione è particolarmente apocalittica, dalla Bibbia. Mi piace questo modo che ha Moore di mettere sullo stesso piano Dylan e Blake, Cale e Einstein; è l’affermazione della cultura considerata minore (come lo è pure il fumetto) che dovrebbe meritare la stessa attenzione di quella colta e ufficiale. Perché versi come “The piano has been drinking / my neck tie is asleep / and the combo went back to New York” non sta sulle antologie e una stronzata come “M’illumino d’immenso” sì?
10.00 (CAPOLAVORO)
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