Enciclopedia degli spiriti giapponesi
| Anno | 2010 |
|---|---|
| Editore | Kappa Edizioni |
| Scrittore | Shigeru Mizuki
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| Personaggio |
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La percezione che ho del Giappone è quella di un paese strano. È rimasto al medioevo, praticamente, fino alla seconda guerra mondiale; una volta finita, ha mandato a farsi benedire la propria cultura per diventare il più tecnologico e consumista fra i paesi; più occidentale dell’occidente stesso, salvo mantenere le tradizioni più arcaiche. Fino al V secolo non conosceva la scrittura, che fu importata dalla Cina, come i bonsai e molte altre cose; la lingua è un casino: praticamente la morfologia della frase è capovolta rispetto alle lingue occidentali; non solo, pare sia complesso anche da tradurre perché lo stile giapponese è estremamente ornato, immaginifico, meticoloso e prolisso e spesso i traduttori devono riassumere per evitare che il libro diventi una palla incommensurabile. Ciò non è accaduto (ci viene detto nell’introduzione) in questo pregevole volume scritto e disegnato da Shigeru Mizuki, mangaka storico, della generazione di Osamu Tezuka e Shotaro Ishinamori; autore, fra gli altri, di Sampei e di un’altra enciclopedia, L’enciclopedia dei mostri giapponesi, attore e molte altre cose che, girovagando per il Giappone, ha raccolto le storie di fantasmi, le ha disegnate e proposte in questo volumetto della kappa edizioni.
Come abbiamo rilevato più volte, parlando di opere con origini geografiche lontane e diverse, ci sono straordinarie coincidenze fra gli immaginari. Ci sono gli spiriti dei morti che ritornano, spiriti della natura assimilabili a elfi e folletti, gnomi, demoni cornuti, navi fantasma; è incredibilmente simile il cammino delle anime dei defunti nell’aldilà: l’anima deve attraversare un fiume e deve pagare il traghettatore, perciò si mette nella mano del morto una moneta. Anche se, devo ammettere, non sempre è facile muoversi nel mondo degli esseri soprannaturali giapponesi; mentre ho abbastanza chiara la differenza fra kappa (spiriti acquatici), sorei (spiriti degli antenati), sanrei (spiriti della natura), seirei (Spiriti degli elementi), gaki (demoni affamati), kami (spiriti sacri), non mi è chiara la differenza fra akki, akuma e oni, che sono sempre demoni, o fra yokai e rei, che sempre spiriti sono
Le sole differenze fra la tradizione spiritica nipponica e quella occidentale riguardano: 1. la possessione spiritica negli animali: in pratica gli animali, soprattutto la volpe, il tasso e l’inuki, (un non meglio precisato mustelide), possono impossessarsi di un corpo come fanno i demoni da noi e 2. gli spiriti degli oggetti: un oggetto molto antico può diventare uno spirito e, se trascurato, diventare vendicativo.
Posso azzardare l’ipotesi che il motivo stia tutto nelle religioni scintoista e buddhista, che immaginano un’anima universale, contrariamente alle nostre religioni, rigidamente antropocentriche. Se non sbaglio, una concezione analoga era anche nelle religioni amerinde, anch’esse meno arroganti rispetto ai tre perniciosi monoteismi.
A conferma di questa ipotesi, e anche perché non sono certo un esperto di religioni orientali, trascrivo un breve paragrafo relativo alla descrizione del seirei, lo spirito elementale:
“… il concetto orientale di ki è di difficile definizione … In senso lato esprime il concetto delle energie fondamentali dell’universo, di cui fa parte ogni cosa presente in natura.”
Non è esattamente un panteismo, concetto più comprensibile a noi occidentali, è più un’anima universale.
Dopo aver letto il libro, ho cercato conferme e risposte conversando con una conoscente giapponese. Ho chiesto del matrimonio delle volpi (di kurosawiana memoria), e ho cercato di chiarire i dubbi che mi erano nati dalla lettura di questo libro; non posso che confermare la mia impressione di partenza, posto strano il Giappone.
10.00 (fantasmagorico)
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