Il mondo perduto: la valle dei dinosauri
| Anno | 1912 |
|---|---|
| Editore | Newton Compton |
| Genere | Avventura |
| Scrittore | Arthur Conan Doyle
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| Personaggio |
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Arthur Conan Doyle è universalmente noto per aver creato Sherlock Holmes. Si sa che, però, lui non amasse affatto il suo personaggio più famoso; cercò, infatti, di farlo morire, senza successo per via dell'insistenza dei lettori e dovette proseguire, obtorto collo, a scrivere le avventure del detective più famoso del mondo.
Cionondimeno, Doyle scrisse molti altri libri, molti romanzi storici (che lui giudicava la sua opera migliore), scritti sullo spiritismo e racconti di avventura. Uno dei protagonisti dei suoi scritti avventurosi, il professor Challenger, era, al contrario di Holmes, uno dei suoi personaggi preferiti, tanto che posò in alcune foto travestito da professor Challenger.
Questo che presentiamo è il primo romanzo nel quale appare il professore, uno zoologo: non dimentichiamo che Darwin e le sue teorie erano cosa recente e che la teoria dell'evoluzione entusiasmava gli intellettuali di tutta Europa (solo il Vaticano non è ancora convinto, dopo più di un secolo e mezzo), non era, dunque, strano che l'eroe di una storia di avventure fosse un naturalista.
In brevissimo la storia; che spero vorrete leggere l'intero testo cliccando su questo link: Arthur Conan Doyle. Il mondo perduto,la valle dei dinosauri.zip, lasciandovi il piacere della sorpresa. Il Professor Challenger, un irascibile naturalista, ha fatto la sensazionale scoperta che, in Sudamerica, in una zona isolata da una catastrofe naturale, sono rimaste in vita alcune specie preistoriche; un incidente nel viaggio di ritorno, però, distrugge ogni prova per cui viene dileggiato dall'intero corpo accademico inglese.
Durante una conferenza, Challenger sfida un suo collega scettico, il professor Summerlee, a ripetere il viaggio; come testimoni, si offrono Lord John Roxton, un nobile avventuriero, cacciatore, sportivo, ecc. e Edward Malone, un giovane giornalista, che partecipa all'avventura per impressionare una ragazza della quale è invaghito.
Durante il viaggio incontreranno, oltre ai dinosauri, negri fedeli, indios infidi, una razza di uominiscimmia: l'anello mancante che Darwin aveva cercato invano, una tribù di trogloditi, ecc. ovvero tutti gli ingredienti di una grande avventura, infatti, dal romanzo sono stati tratti ben sei film, il primo nel 1925, quando l'autore era ancora in vita.
Bel libro, nel suo genere, Conan Doyle è sicuramente un narratore avvincente, ma parliamo un po' della traduzione.
Il libro è stato tradotto da Gianni Pilo (che non è quello dei sondaggi di Berlusconi), una persona con la quale mi troverei in piena sintonia, in quanto si interessa di quella letteratura di serie B con la quale mi diletto, ormai da anni: ha tradotto molti fra i racconti dei Weird Tales, l'opera omnia di Lovecraft, molte opere di Robert Howard, tutto Conan Doyle, ecc.; sia quindi chiaro che non faccio ironia, né ho intenzione di buttargli la croce addosso per qualche svista, intervengo solo per sottolineare, ancora una volta, la scarsa attenzione (la cialtroneria, diciamolo pure) di alcune case editrici per il loro prodotto finito; anche in questo, come in molti altri casi, sarebbe bastata un'attenta rilettura per evitare il ridicolo.
Si parte subito, nella prima pagina: il giovane giornalista parla del futuro suocero, definendolo una persona presuntuosa ed egocentrica, e dichiara che il solo ostacolo nel corteggiare sua figlia è "l'idea di averlo per genero"; l'originale, prevedibilmente, dice "father-in-law", suocero, ovviamente.
Siamo ora alla conferenza durante la quale Challenger sfida Summerlee, il quale è un oratore estremamente godibile: "… aveva anche il tocco felice di saper fare dell'umorismo sulle cose meno comuni, cosicché la processione degli Equinozi o la formazione dei vertebrati, diventavano un argomento molto divertente, se trattato da lui." Senonché gli equinozi non si mettono in fila con le candele in mano, cantando inni alla madonna, ma hanno modificato la direzione del loro asse di rotazione, infatti, in originale sta scritto "the precession of the Equinox" ovvero la precessione degli equinozi.
Siamo nel mondo perduto e i quattro intrepidi esploratori trovano un'impronta: "… quale altro animale avrebbe potuto lasciare un'impronta del genere? aveva le zampe più larghe di un'ostrica, perciò, proporzionalmente, doveva essere di un'altezza incredibile." peccato che "ostrich" non significhi "ostrica", ma "struzzo", in più la frase è: "… its foot was so much larger than an ostrich's …" col genitivo sassone, quindi la traduzione avrebbe dovuto essere "… la sua zampa era più grande di quella di un ostrica …" il fatto che le ostriche non abbiano zampe avrebbe potuto mettere in sospetto, no?
Insomma, so bene che quando si traduce si possono prendere abbagli, pur essendo abili e competenti: quando si ha in mente il codice di partenza può succedere di non accorgersi di frasi che stridono nel codice della lingua di arrivo; perciò ho la buona abitudine di far leggere quello che traduco a mia moglie, che non conosce il testo o, almeno, non ci ha lavorato, quindi certe incongruenze le saltano subito all'occhio; una casa editrice avrebbe il dovere di fare altrettanto, se non per il buon nome dei suoi collaboratori, per il piacere dei suoi lettori.
8.50 (Grande avventura)
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