L'uomo delinquente

Anno 1897
Editore Fratelli Bocca Editore
Genere Antropologia criminale
Scrittore Fratelli Bocca Editore
Personaggio
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Molto si è detto sul famigerato libro del criminologo veronese che è servito per giustificare le leggi razziste fasciste e naziste del secolo appena scorso, oltre ad altre teorie altrettanto discutibili. Questo, però, è un altro di quei libri che tutti conoscono, ma nessuno ha mai letto (anche perché sono settecento pagine e non fra le più godibili). Ancora una volta, mi accollo l'onere di leggerlo per tutti, commentando di tanto in tanto. Altra c

Molto si è detto sul famigerato libro del criminologo veronese che è servito per giustificare le leggi razziste fasciste e naziste del secolo appena scorso, oltre ad altre teorie altrettanto discutibili.
Questo, però, è un altro di quei libri che tutti conoscono, ma nessuno ha mai letto (anche perché sono settecento pagine e non fra le più godibili). Ancora una volta, mi accollo l'onere di leggerlo per tutti, commentando di tanto in tanto.
Altra cosa che farò, che ho già fatto raramente, è pubblicare sul nostro sito questo sunto e commento come un work in progress; perdonate l'anglicismo: sono un vecchio joyciano.
Settecento pagine sono tante e, per ora, sono circa a metà dell'opera (segno che ho ben cominciato), ma mi urge notare alcune cose, quindi butto giù subito le prime impressioni, riservandomi di modificarle fino alla fine della lettura.
Innanzitutto, sapete chi era l'uomo che fascisti e nazisti hanno usato come paravento per giustificare la deportazione e lo sterminio degli ebrei? era un ebreo. Lombroso è un cognome ebreo sefardita, il padre si chiamava Aronne Lombroso, la madre Zefira Levi, mentre il figlio, Marco Ezechia, cambiò il nome in Cesare.
Intendiamoci, dicendo che Lombroso era ebreo, io uso lo stesso linguaggio dei fascisti, in realtà quella ebraica è una religione, non una razza: Lombroso era italiano e non era di religione ebraica, anche se lui stesso parla degli ebrei come di una razza.
Come Freud, Lombroso veniva da una famiglia osservante ma, con ogni probabilità, a prescindere da cosa si professasse per opportunismo, era un laico ateo.
Nella lettura, la prima cosa che salta agli occhi è l'estrema scientificità dell'opera. Credevo si trattasse di teorie deliranti che non poggiavano su nulla di concreto, invece Lombroso si serve abbondantemente di una scienza nata da poco, la statistica, e lo fa con rigore, riferendosi a campioni abbastanza ampi da essere attendibili. Il problema è che, forse proprio perché la scienza era giovane, arriva a conclusioni del tutto incoerenti. Escludo che fosse in malafede, come Berlusconi quando usa le statistiche per dimostrare il contrario di quello che rilevano; sono più propenso a pensare che lui sapesse già dove voleva andare a parare, la statistica ne era l'indispensabile dimostrazione scientifica e poco importava che le due cose concordassero.
Un piccolo esempio per spiegarmi meglio:
nella prima parte del libro, sesto capitolo, "Alimentazione (carestia, prezzo del pane)", utilizzando i dati raccolti in Prussia dal 1854 al 1878, in Italia dal 1875 al 1883 e in Francia dal 1860 al 1890, si dimostra facilmente che a carestie, aumento dei prezzi di prima necessità o diminuzione dei salari, corrisponde un aumento dei delitti contro la proprietà.
Da questi dati, Berlusconi ne concluderebbe che i giudici sono comunisti, i leghisti che i furti sono colpa di Roma ladrona, chiunque altro capirebbe che, in quelle circostanze, i furti aumentano per necessità.
Sentite, invece, la conclusione cui giunge il padre dell'antropologia criminale: "Non è difficile che col tempo si possa dimostrare l'influenza di qualche alimento nel favorire alcuni delitti."
Siccome la sua tesi finale è che "delinquenti si nasce", evita la soluzione più ovvia e, non sapendo come barcamenarsi, s'inventa questa geniale soluzione: "oggi non abbiamo abbastanza elementi, ma vedrete che primo a poi sarà dimostrato che i torsoli di cavolo, inesorabilmente, portano al furto, mentre chi s'ingozza di bucce di patate ha la via spianata all'omicidio." Puro Monty Python.
Comunque in tutto il libro le statistiche dimostrano con un'evidenza che non dà adito a dubbi che il delitto è causato, in massima parte, da fattori sociali e ambientali; Lombroso lo nota, è sempre a un passo dalla verità, ma all'ultimo momento svicola e spara l'ennesima cazzata.
Secondo lui il criminale è tale perché ha tare fisiologiche che lo assimilano ai primati inferiori (Lombroso è, dunque, darwiniano al contrario; se non sbaglio, le sue teorie involutive datano addirittura qualche anno prima di quelle evolutive del naturalista inglese); quindi non c'è possibilità di redenzione, infatti la sua soluzione al crimine è la pena capitale.
Questo è l'indice (opportunamente ridotto al solo capitolo principale); di ogni capitolo faremo una sintesi, che alla fine, forse, sembrerà troppo sintetica, appunto, ma tenete conto che la gran parte delle pagine è occupato da statistiche.
PARTE I.
Eziologia del delitto.
CAP. I. - Meteore e clima. Stagioni. Mesi. Caldi eccessivi.
Il calore eccessivo influisce sulla psiche umana, per questo i paesi più caldi hanno un indice di criminalità maggiore e nei paesi freddi l'indice criminale aumenta nei mesi estivi. È un dato di fatto e non c'è nulla da dire e mi pare normale che anche i criminali d'inverno preferiscano un bel tè davanti al caminetto a un abigeato in un lurido e gelido ovile; ma a Lombroso non basta una spiegazione così banale, la sua fervida fantasia latina lo porta ad affermare che, essendo i delinquenti una specie regredita a uno stadio semianimale, sono meteoropatici in sommo grado e quindi risentono non solo del caldo, ma anche della luna, dei temporali e così via.
CAP. II. - Influenza dell'orografia nel delitto. Geologia.
Nulla da segnalare, se non che nei territorio malarici e gozzigeni c'è una maggior frequenza di furti. Purtroppo Lombroso non commenta.
CAP. III. - Influenza della razza.
Capitolo prevedibilissimo. Secondo le statistiche di Lombroso, i territori italiani occupati anticamente dai saraceni, arabi e dagli albanesi hanno un alto indice di delitti, mentre i territori occupati da magni greci e normanni hanno meno delitti e più furti.
In questo capitolo Lombroso tira in ballo un'altra sua mania, che è quella di misurare i crani, e il risultato è che i dolicocefali compiono più delitti dei brachicefali. Poi si prosegue con le razze.
Gli ebrei sono usurai, falsi monetari, contrabbandieri, calunniatori, bancarottieri, manetungoli, però solo in situazioni di estrema povertà e se perseguitati; quando, invece, hanno raggiunto un certo benessere sono, anzi, molto più onesti degli altri. Anche in questo caso i motivi sembrano ovvi, ma Lombroso non se ne accorge, però si ricorda di avere radici ebraiche perché svicola: "E qui si scorge quanto difficile torni il concludere sulle nude cifre nelle quistioni morali e complesse."
Gli zingari, invece, non hanno attenuanti, sono "una razza intera di delinquenti".
Nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste.
CAP. IV. - Civiltà. Barbarie. Agglomeramente. Politica. Stampa.
Capitolo interessante, perché Lombroso distingue la criminalità in atavica ed evolutiva. Quella atavica è violenta: omicidio, furto, stupro e è tipica dei delinquenti degenerati, predisposti al delitto; quella evolutiva è perversa nell'intenzione, ma civile nei mezzi, poiché alla forza ha sostituito l'astuzia e la frode (è la criminalità dei Craxi e dei Berlusconi, per fare un esempio moderno). In questo tipo di criminalità possono cadere in molti, ossia tutti gli individui normali che non sanno resistere alle tentazioni.
Altra osservazione, che giudico interessante, riguarda la mafia e la camorra. Dice Lombroso; "Era la camorra una specie di adattamento naturale alle condizioni infelici di un popolo reso barbaro dal suo governo ... [i poveracci] vedono nel brigante il vindice dei torti che la società loro infligge ... mancando il concetto vero della morale ed essendo scemata e quasi tolta la distanza fra lo stato equivoco e lo stato onesto."
Nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste.
CAP. V. - Densità e natalità.
Anche in questo caso le statistiche non sorprendono: dove c'è più gente ci sono più furti. Le statistiche possono essere sconvolte, però, da un accidente che, nell'Italia di fine ottocento, non esisteva; perciò Lombroso si serve delle statistiche degli Stati Uniti: l'emigrazione, poiché anche in zone poco popolate, ma ad alto numero di emigrati, la delinquenza prospera. Fra gli immigrati, insomma, ci sono un sacco di delinquenti; visto che i leghisti hanno ragione?
Ecco le statistiche statunitensi sugli omicidi, secondo la provenienza nazionale:
Danimarca, Svezia e Norvegia                            5.8 per 100.000
Inghilterra                                                          10.4 per 100.000
Irlanda                                                                17.5 per 100.000
Germania                                                             9.7 per 100.000
Austria                                                               12.2 per 100.000
Francia                                                              27.4 per 100.000
Italia                                                                  58.1 per 100.000
Val la pena ricordare che alla fine dell'ottocento la maggior parte degli emigranti italiani non erano siciliani, ma friulani, veneti, piemontesi, liguri e lombardi, il fenomeno degli emigranti meridionali iniziò al principio del novecento.
CAP. VI. - Alimentazione (Carestia. Prezzo del pane).

A questo capitolo abbiamo già accennato nel nostro preambolo, non vi è che da confermare che per Lombroso i popoli impoveriti diventano criminali perché, invece dei cereali mangiano chissà cosa.
CAP. VII. - Alcolismo.
Come era largamente prevedibile, l'alcol incrementa il crimine. I beoni compiono un gran numero di delitti contro la persona (omicidi, ferimenti, risse) e, fin qui, nulla di strano; l'alcol, si sa, aiuta a superare le inibizioni. Meno probabile mi sembra che gli ubriachi commettano più furti dei sobri. Secondo me, semplicemente, sbronzi come sono, li colgono sempre sul fatto, il che fa impennare le statistiche.
Nel VII capitolo ci sono anche altre notizie interessanti sul "fatale liquore", innanzitutto pare che renda "paralitici, cirrotici, ciechi"; ai miei tempi si diventava ciechi a fare altre cose. Poi vi si smentisce il proverbio "chi beve birra campa cent'anni", visto che, secondo le statistiche di Lombroso, un uomo di 20 anni se non beve ha un'aspettativa di vita di 44 anni, se beve birra di 21,7, se beve vino di 16,7, se beve vino e birra di 16,1.
Nello stesso capitolo si parla anche dei mali di altre droghe: il tabacco, che incrementa, particolarmente l'assassinio, come pure l'hashish (come è noto il termine "assassino" deriva proprio da una setta, gli Hashashiyyin o Hashshashin, che uccidevano dopo aver fumato hashish), mentre pare sia innocua, dal punto di vista criminale, la marijuana, infatti Bob Marley non ha mai fatto male a nessuno. La morfina fa perdere il senso morale, mentre particolarmente criminogeno è il mais guasto: "... le osservazioni esperimentali mi avevano mostrato che i polli, i cani docili e buoni, nutriti a maiz guasto diventavano dopo qualche tempo feroci."
CAP. VIII. - Istruzione media, diffusa e scarsa nella criminalità.
Non ci crederete: l'istruzione favorisce il crimine; le statistiche non lasciano adito a dubbi; particolarmente perniciosa è la scuola carceraria. Ma poi, osserva Lombroso, anche i classici, con tutta quella violenza; la storia, con tutte quelle guerre, come possono stimolare lo scolaro al bene?
CAP. IX. - Influenza economica. Ricchezza.
La regola dovrebbe essere che dove c'è ricchezza il crimine aumenta (sembra abbastanza logico: quale ladro è così scemo da andare dove non c'è nulla da rubare?); però, le statistiche sono abbastanza contraddittorie e Lombroso si serve delle incoerenze per rilanciare le sue teorie sul clima e sulla razza.
Vorrei soffermarmi anche sul sottocapitolo Ricchezza causa di reati, nel quale, oltre ai delitti contro i ricchi, il buon Lombroso indugia sui delitti perpetrati dai ricchi stessi. La parola al criminologo: " La ricchezza che si è acquistata rapidamente e non è corretta da un elevato carattere, da larghi ideali ecc. provoca danni anziché vantaggi ... questo soprattutto si deve intendere della ricchezza eccessiva che è come l'eccessiva potenza ... una naturale fonte di prepotenze sessuali, alcolici ecc. e quindi di delitti ... la ricchezza è sorgente di altrettante degenerazione (sifilide, esaurimento dell'orgia, ecc.) per altre cause; e spinge al delitto per vanità, per superare gli altri, per quel terribile figurar nel mondo che abbiamo visto esser una delle cause maggiori dei reati contro la proprietà ... si son visti nelle razze latine parecchi ministri rei di delitto comune restare al potere dopo scoperto il delitto, anzi cavarne un'arma per consolidarvisi; né v'è che la Francia in cui il popolo si rifiuti ad esser comandato da delinquenti comuni. Questo pei reati di cupidigia: quanto poi ai reati ispirati dalla Venere e dall'alcool il primo soddisfacimento raggiunto colla ricchezza non appaga mai a sufficienza il blasé e lo spinge alla ricerca di nuovi stimoli, come, per es., agli stupri sui bambini e agli eccessi omosessuali; come alle orgie collo sciampagna, coll'etere, e agli abusi della morfina, della coca, della cocaina; dunque la ricchezza invece che uno sfogo e un preventivo spesso è uno stimolo, una scala a nuovi reati." e allora perché le galere sono piene solo di poveri? " ... perché a favore del ricco stanno l'influenza delle sue ricchezze, le aderenze di famiglia, le relazioni sociali ... le quali spesso riescono a salvarlo dalla prigione, o almeno gli procurano validissimi mezzi di difesa ... nella lotta secolare di classe la giustizia è adoperata dal ricco come stromento di potere e di dominazione contro il povero che è già a priori condannato e condannabile solo come tale ... "
Nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste.
CAP. X. - Religione.
Altro mito da sfatare è che la religione conduca al bene. Nulla di più falso. Le statistiche mostrano, senza ombra di dubbio e con una coerenza assoluta, che gli atei hanno una percentuale di rei infinitesimale (lo 0.37%). Guidano, invece, la classifica i cattolici, gli ebrei, infine i protestanti. Fra i musulmani abbondano i delitti, ma scarsi sono i furti.
La spiegazione di Lombroso è che più è antica la religione, più l'elemento morale svanisce in favore del cerimoniale. Beh, non è scemo come sembra.
CAP. XI. - Educazione. Illegittimi. Orfani.
Figli illegittimi, esposti, orfani, dànno, statisticamente, il doppio di rei. Chi pensasse che ciò sia dovuto a difficoltà derivate dal loro status sociale sbaglia; in realtà ciò è dovuto all'ereditarietà. Semplificando, il pensiero di Lombroso è che, trattandosi di figli di puttana, sono segnati dai geni. Di ciò dà ampia dimostrazione a suon di statistiche nel capitolo successivo.
CAP. XII. - Eredità.
Capitolo lunghissimo che si può riassumere con le parole dello Stesso Lombroso, per il quale la criminalità è dovuta a " ... causa ereditaria, senza che si possa spiegare colla miseria, né con speciali accidenti ... "
CAP. XIII. - Età. Precocità.
A riprova dell'enunciato del capitolo precedente, le statistiche indicano che la delinquenza sorge in tenerissima età. L'età tarda incentiva un unico delitto, lo stupro, in particolare di minorenni. "La massima tardività è propria degli stupratori, che chiudono la carriera del delitto, il quale comincia già allora ad apparire effetto frequente della demenza senile."
Nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste.
CAP. XIV. - Sesso. Prostituzione.
E ora veniamo al delitto nel sesso debole. Bassa è la quota di delinquentesse, che si specializzano in alcuni tipi di reato: ricettazione, avvelenamento, aborto, infanticidio, incendio. Un motivo c'è e Lombroso lo trova subito; perché ci sono pochi omicidi fra le donne? perché ci vuole una certa forza per ammazzare " ... non soltanto forza fisica, ma una certa forza e complicazione delle funzioni intellettuali, anzi più queste che quella. E un tal grado di sviluppo fisico e mentale è di regola deficiente - in confronto all'uomo - nella donna. Ci sembra che invece i reati relativamente all'uomo più frequenti nella donna, siano quelli che richiedono minore forza fisica e intellettuale." Ecco la spiegazione!
Meraviglierà non trovare fra i delitti della donna quello nel quale ella solamente può eccellere: il meretricio. Ma a fine ottocento non era un delitto prostituirsi; questo per la legge, perché per Lombroso il meretricio è un comportamento assolutamente criminale: "Confrontando i dati raccolti nelle opere colle risultanze della mia esperienza, ho potuto convincermi che i pubblicisti caddero tutti, dal più al meno, nello stesso errore, assegnando a causa principalissima del meretricio l'abbandono e la miseria in cui versano molte giovinette del proletariato.
La prostituzione, secondo me, ripete la sua origine, in principal modo, dalle viziate tendenze naturali di alcune individualità del sesso gentile, come la tendenza al furto, ecc., nel sesso mascolino; e ciò ne rende impossibile la cura radicale. Il difetto di educazione, l'abbandono, la miseria, i cattivi esempi possono essere considerati tutto al più quali cause secondarie, come le cure della famiglia e l'istruzione possono servire di freno salutare alle cattive tendenze.
La tendenza al meretricio è la mancanza istintiva del sentimento del pudore, che bene spesso si manifesta contemporaneamente alla mancanza di ogni sensibilità sessuale, dappoiché molte di quelle infelici sono di un temperamento apatico."
E ecco sistemate anche le donne.
CAP. XV. - Stato civile. Professionisti. Ozio.
Relativamente allo stato civile delinquono maggiormente i giovani fra i 15 e i 25 anni e i celibi. Fra i vedovi, le vedove commettono più reati.
Le professioni che spingono maggiormente alla delinquenza sono: il calzolaio, l'oste, il cuoco e il servitore. Chi delinque di meno sono i barcaioli e i contadini. I crimini specializzati sono così suddivisi: attentati al pudore, muratori e pittori; stupri, vetturali; infanticidio, cappellai e lavandai; nei commercianti abbondano i delitti contro la proprietà. Le donne ree abbondano fra le domestiche.
Anche fra i militari la criminalità è abbastanza diffusa; ciò è dovuto al possesso di armi e all'impunità della quale godono normalmente.
Ma la professione tipica del delinquente è l'ozioso, ma non perché, non trovando lavoro, sia costretto a rubare, ma solo perché gli ripugna il lavoro. Di tal genia fanno parte quelli che Lombroso chiama criminali-nati; la sola cura (a parte la pena capitale) per Lombroso è " ... l'uso della frusta e in generale delle punizioni corporali, inflitte con metodo e cura, ma con rigore; affermando così senza accorgersene e con il fatto medesimo della sua proposta che questi criminali irriducibili rassomigliano proprio al selvaggio primitivo, che non si induce a lavorare se non forzato dalla violenza fisica e qualche volta ci muore sotto."
CAP. XVI. - Carcere. Altre cause.
"La causa maggiore d'ogni delitto è il carcere. Noi, precisamente quando crediamo vendicare e difendere la società, colla carcere somministriamo ai delinquenti i mezzi di conoscersi, di istruirsi e di associarsi nel male. Ma vi ha, se è possibile, di peggio: la carcere è una causa diretta di delitti per sé stessa, perché diventata un comodo albergo, stante all'esagerata mitezza riesce la mira di alcuni che delinquono per ottenerla."
Così inizia il XVI capitolo, e questo riassume l'opinione di Lombroso sul carcere.
Interessanti sono le altre cause della delinquenza: il rachitismo, la gobba, la balbuzie, il labbro leporino, lo strabismo, al scrofolosi, la carie, le gambe storte, piedi piatti e piedi vari, la diminuita capacità cranica, l'ipertrofia del fegato, lo sviluppo abnorme dei genitali, al mancanza di barba, la ricchezza di capelli, le circostanze del concepimento: "Si narra che Robespierre nascesse nell'anno in cui si squartava Damiens, anno di fame e di guerra", le impressioni sensorie e, infine, ma non ultima, l'imitazione: il delinquente, in fondo, è un vanitoso, vuole che il suo nome appaia sui giornali, perciò imita i delitti dei quali ha letto. Detto così ha tutta l'aria di una cazzata, invece v'intravedo un fondo di verità: chi aveva mai preso in considerazione di buttare i sassi dai cavalcavia, prima che il primo cretino ci pensasse?
Altra fonte di crimine sono i cosiddetti "diari criminali", una sorta di romanzo noir che andava di moda a cavallo fra gli scorsi secoli (solo a Torino, in un anno, se ne vendettero  ventottomila); i lettori si farebbero entusiasmare dal criminale e cercherebbero di imitarne le gesta.
CAP. XVII. - Cause del delitto associato.
Settecento pagine sono tante, nemmeno l'autore si ricorda più cosa ha scritto; infatti in questo capitolo Lombroso si ripete, a volte con le medesime parole e con identici esempi e citazioni. Si ribadisce che la colpa principale della presenza della mafia è dei cattivi governi e che le mafie proliferano nei paesi caldi a causa dei motivi riportati nel primo capitolo. Come sappiamo, oggi la mafia prospera anche al nord; colpa degli emigranti, dei dolicocefali o degli zingari?
CAP. XIX. - Cause di delitti politici.
Considero questo il più assennato fra i capitoli.
Lo dico anche per compiacimento personale, poiché Lombroso mette fra i popoli più fieri, amanti delle libertà e resistenti alla servitù i popoli di montagna, nella fattispecie i sanniti e i liguri apuani (che conto fra i miei ascendenti); considera le terre salubri e fertili d'impulso per la genialità, come, p.e. la Romagna solatia, dolce paese in cui sono nato e Firenze, da cui traggo l'altra parte dei miei geni. Ma, a parte queste lombrosate, finalmente si parla di motivi economici; di squilibri fra classi e divario di ricchezza. Meraviglia, in bocca a Lombroso, una frase del genere: " ... non si può permettere che un uomo, pur lavorando, muoia di fame e che volendo e potendo esser utile, non possa trovar lavoro.
Quando si vedono migliaia di campagnuoli costretti a vivere di maiz guasto, senza che per molto tempo si sia pensato al mezzo di difenderneli: e, pensatovi, non si trovi chi in Parlamento lo sostenga; quando si vedono nelle regioni alpine il gozzo ed il cretinismo deformare intere popolazioni, oltre che produrre altre infermità, come sordità, sordomutismo, albinismo, ecc., solo perché non si spende una centesima parte di quelle somme, che si perdono in inutili monumenti, per il trasporto d'acque sane; quando si pensa che in tante pianure d'Italia - alle porte delle due maggiori città - abbiamo la malaria che decima le popolazioni, si deve pur convenire che se il contadino protesta colle dimostrazioni e cogli scioperi, come non è guari tra noi nel Pavese, nel Mantovano, nel Polesine, la responsabilità ricade su chi non ha saputo mai provvedervi."
Sembra scritto da un'altra persona, vero?
PARTE II.
Profilassi e Terapia del delitto.
Dopo aver tanto parlato delle cause dei delitti, ora Lombroso espone i modi di evitarli.
CAP. I. - Sostitutivi penali. Climi. Civiltà. Densità. Polizia scientifica.
Lombroso era veronese; prenderò a prestito le sue teorie sui climi e le razze per ipotizzare che rappresentasse il protoleghista; infatti propone il federalismo penale: pene diverse a seconda delle regioni; eppoi, come si fa a trattare gli zingari come se fossero persone normali?
Poi si sofferma sui metodi scientifici per riconoscere i criminali, come la fotografia, i casellari giudiziari, la statistica: " ... un ufficiale qualunque di stato maggiore si serva per le sue indagini delle risorse scientifiche offerte dagli studi di statistica, di antropologia criminale, che moltiplichi, insomma il proprio ingegno, colle forze enormi, e, quel che è più, esattamente governabili, dalla scienza.
Il telegrafo, in ispecie se applicato ai vagoni delle ferrovie, le ferrovie stesse, ecco nuovi mezzi atti a neutralizzare i nuovi stromenti del male introdotti dalla civiltà e così la fotografia dei carcerati, distribuita alfabeticamente e con annessa la loro biografia."
Sponsorizza il metodo di classificazione di Bertillon, basato sulla misura del cranio e degli arti e illustra il metodo d'indagine basato sul pletismografo, una sorta di macchina della verità rudimentale, che lui stesso ha usato in ausilio all'autorità giudiziaria: "Richiesto di una perizia in proposito dal giudice istruttore grazie alla nessuna reazione al pletismografo, quando io gli presentavo dei veri veleni, potei dimostrare la insussistenza, e la simulazione della pazzia, ma vedendo che mancava ogni oscillazione segnalatrice, anche quando gli parlava di quel famoso borseggio, mentre vi era una enorme discesa al pletismografo quando si intratteneva del furto Red... potei dire al giudice, essere quello sciagurato, con grande probabilità innocente del furto, di cui incolpavalo il questore, e reo di un furto che prima era ignorato e sulle cui traccie era stato messo sopratutto dal pletismografo, il che poi venne confermato da nuova indagine giudiziaria."
CAP. II. - Prevenzione dei reati sessuali e di truffa.
In questo capitolo Lombroso mi sta quasi simpatico; innanzitutto parla male dei preti. In parole povere sostiene che se la piantassero una volta per tutte con la stronzata del celibato, forse la smetterebbero d'inchiappettare i bambini (nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste): " Nei paesi barbari e purtroppo anche in qualche altro civile guastato dalle istituzioni religiose, cattolica, p. e., vi possono i sacerdoti dannati al celibato, specie se col confessionale hanno una seconda occasione potente ed insieme uno stromento al delitto. Infatti la statistica, che pur dichiara il sacerdozio una delle professioni meno macchiate dai delitti, quanto ai reati contro il costume, specie pederastici, dà ai preti cattolici una quota relativamente alta ..."
Sostiene la bontà del divorzio, dimostrando che nei paesi ove non esiste la possibilità di divorziare aumentano gli omicidi (vedasi il magnifico film di Pietro Germi, Divorzio all'italiana, che conferma le scoperte lombrosiane) e gli adulteri: " Non è azzardata dopo ciò l'ipotesi che il matrimonio, contraendosi come un affare in cui le scelte si fanno contro le leggi della natura, preferendo la ricchezza e la potenza alla bellezza ed alla salute, e diventando poi uggioso anche per la sua indissolubilità, spinga non solo all'abbandono del talamo, ma perfino ad odio, a nausea dell'intero sesso, e quindi a ricerca di amori contro natura, i quali non crescerebbero almeno a sì grande stregua, se i bisogni sessuali si potessero soddisfare con una persona cara, del sesso femmineo, alla faccia del mondo."
Censura i seduttori: " Occorrerebbe che la società non riguardasse solo la vittima come la colpevole, ma ben anche il suo seduttore, su cui si stendono sì facilmente i sorrisi e i veli non lasciando alla sola infamata altro sfogo che quello di farsi giustizia colle proprie mani o di far scomparire, in un disperato delirio, le traccie di un'immensa gioia, che si convertirono per lei sola in un'immensa sventura."
E sostiene la necessità del libero amore.
Per i reati di truffa, il dottor Lombroso si scaglia essenzialmente sulla classe politica. Lascio la parola al dottore; ognuno potrà trarre le conclusioni che vuole.
Sono trascorsi centoquattordici anni da quando Lombroso scrisse: "Ma il male ora è peggiore anche perché i re sono pochi, mentre i deputati e senatori sono molti e più pericolosi. ... E da qui la necessità di diminuire il numero di costoro, di limitarne il mandato e di escluderli da ogni privilegio per i reati comuni, anzi di esporli a maggiore responsabilità degli altri, come in Inghilterra ove il solo sospetto di adulterio, che pur per molti non è delitto, bastò a detronizzare Parnell.
Abbiamo, perdio! lottato per secoli onde impedire i privilegi dei preti, dei guerrieri, dei re, ed ora manterremo, sotto la fisima di una pretesa libertà, i privilegi più straordinari a più di settecento re?"
Nulla di nuovo sotto il sole, dice l'Ecclesiaste.
CAP. III. - Contro le influenze alcooliche.
Capitolo abbastanza prevedibile; la soluzione al problema consiste nell'innalzare le tasse per gli alcolici, diminuire le feste e aumentare le palestre ginniche.
CAP. IV. - Mezzi preventivi contro l'influenza della ricchezza.
"Noi abbiamo veduto che non è la povertà sola, come pretendevano molti, che può fomentare i delitti, ma anche la ricchezza: sopratutto se rapida ed eccessiva."
Così inizia il IV capitolo della II parte dell'opera. Ci troviamo in pieno accordo con l'autore, soprattutto quando identifica le soluzioni per evitare i delitti causati dall'estrema povertà:
" ... prima si presenta la necessità di disposizioni legislative sociali, che, introducendo una maggiore equità nei compensi al lavoro, lo rendano accessibile a chiunque ne sia atto, e che col diminuirne le ore secondo l'età e secondo la qualità, riducendolo, p. es., a un minimo nelle miniere, e nelle lavorazioni malsane, escludendone sempre i bambini e nelle notti le donne, ne tuteli la salute, e prevenga i reati sessuali; aumentando, insieme, i mezzi di guadagno e quindi di benessere a un maggior numero di lavoratori. Ma per venire a ciò bisogna permettere non solo teoricamente gli scioperi, ma sì praticamente, non reprimendo gli sforzi degli scioperanti, i boicottaggi, le coalizioni, e le associazioni, senza che la libertà degli scioperi riesce una vana parola, un'ipocrisia legale.
Gli eccessi della ricchezza, dannosi sempre, devono venir ovviati colla partecipazione dei lavoratori negli utili, colle tasse progressive, specie sui testamenti che gravino od anche annullino le eredità nei parenti lontani; e che devolvano allo Stato e agl'invalidi il massimo dei guadagni dei giuochi d'azzardo e di borsa.
Allo stesso modo che abbiamo fatto un passo così grande nella espropriazione e suddivisione della proprietà coll'abolizione dei benefici ecclesiastici, e dei maggioraschi ... e cavarne le economie dalla diminuzione delle armate di terra e di mare, che oltre ad esser improduttive sono anche, come vedemmo, veri centri criminali."
Che dire? approvo la mozione del compagno Lombroso.                               
CAP. V. - Religione.
Anche per questo capitolo è difficile non concordare. "Abbiamo veduto quanto circoscritta fosse, almeno fra noi, l'influenza benefica della religione, e quante volte, paralizzata dall'influenza malefica! Dopo ciò è evidente quanto poco possiamo contarvi come prevenzione e cura del crimine." dice Lombroso. Poi loda i protestanti che, essendo fanatici, riescono a ottenere ottimi risultati: "Vedasi, p. es., la Salvation Army, istituzione creata dal Booth, con forme esteriori mattoidesche, gerarchia militare, uniformi bizzarre, ma con intenti santissimi pienamente raggiunti ... " invece " ... nei paesi latini queste agitazioni non sono promosse perché cadrebbero nel vuoto; la tradizione della carità amministrativa ed esercitata per mezzo dell'autorità pubblica o della chiesa è così forte e profonda che nessuno vuole occuparsi personalmente delle miserie sociali ... per ottenere questi risultati, per cercarli, anzi, ci vuole un grado di idealità a cui non giungono le vecchie razze, che si sfogano e si cristallizzano nei riti, e mettono capo ad un dittatore, ad un individuo, per cui la giaculatoria, l'adorazione d'un uomo, sia esso papa, generale dell'ordine o santo, o semi Dio, o, anzi, parte del suo corpo, costituiscono il massimo del parossismo ... da noi vediamo divenire utili contro il delitto alcune poche individualità, quando a guisa di frammenti planetarii, sono dissidenti come Lazzaretti, o almeno eccentriche dalla orbita della Chiesa, come Don Bosco, S. Francesco d'Assisi, i quali costituiscono pel momento una vera religione nuova, viva, palpitante e che in breve formerebbero un scisma, se non vi pensasse a tempo, volta per volta, la potente piovra di Roma."
Personalmente sono convinto che sia molto meglio il nostro vecchio pretaccio piuttosto che la perfetta ed efficiente macchina religiosa protestante, ma è fuor di dubbio che Lombroso abbia ragione.
CAP. VI. - Contro i danni dell'istruzione. Educazione. Riformatori.
Lombroso non ama la cultura, già lo sapevamo; comunque questo capitolo è simpatico perché, da positivista, il Nostro non perde occasione di sputare veleno sulla chiesa. Secondo lui, infatti l'educazione si migliora: "Cogli esercizi ginnastici, marcie e danze all'aria aperta, irrobustendo e distraendo piacevolmente i corpi, preveniamo le tendenze all'accidia, alla precoce od abnorme lascivia, più che con ogni precetto; quest'ultima anche col scegliere maestri fra donne ed uomini maritati e sopprimendo collegi, conventi e frati.
E quando nelle scuole elementari s'infiltra un criminale-nato, si deve sequestrarlo da questo e impedirgli un'istruzione che sarebbe dannosa a lui ed alla società e iniziarne per lui una speciale che assecondando alcune sue tendenze lo rendano meno nocivo: indirizzandolo, p. es., allo sport, alla marina, alla caccia, in mestieri che ne soddisfino le prave passioni, quali la macelleria per i sanguinari, lo stato militare, che è spesso una macelleria ufficiale, o il circo per gli atletici, sviluppando in questo senso la sua vanità ... " e ancora "Forse basterebbe, per ora almeno, laicizzare i così detti oratori, dove si raccolgono molti ragazzi (sino a 3000 in Milano), la domenica, e per inutili preci interrotte da lunghi e tristi ozî ... "

Per finire: un'affermazione del dottor Barnardo, un educatore inglese che ha dedicato la sua vita al recupero di bambini abbandonati o nati in famiglie che Lombroso avrebbe definito di "criminali nati", che confuta palesemente il pensiero del Nostro: "Io ho fatto l'esperienza che un ambiente nuovo e sano è più potente a trasformare e rinnovare un individuo, che non lo sia l'eredità nell'imporgli la tara."
Ormai è chiaro; ci sono contraddizioni evidenti in Lombroso, che diventa una personalità interessante. Io pensavo di liquidarlo facilmente affibbiandogli il crisma del reazionario razzista, invece afferma almeno tante cose ragionevoli quante bestialità.
CAP. VII. - Mezzi preventivi del delitto politico.
Anche in questo capitolo il pensiero di Lombroso è assolutamente condivisibile, in quanto afferma che il solo modo di prevenire il delitto politico è governare rettamente. Ma, siccome il Nostro non apprezza affatto la classe politica del suo tempo, auspica una magistratura indipendente e autorevole e l'abolizione dell'immunità parlamentare, ovvero l'esatto contrario si ciò che sta cercando di fare l'attuale "governo": "La magistratura dovrebbe essere svincolata da quell'asservimento al potere legislativo, che da noi ne paralizza le forze e che ha fatto dire ad un illustre magistrato che essa non fa che rendere servigi ai potenti; non è così in America, dove l'elezione popolare dei giudici ha dato al potere giudiziario tale potenza ed indipendenza, da poter considerare come non avvenute le leggi non conformi alla Costituzione, ogni qualvolta vi sia reclamo di un cittadino che ne risenta lesione dei proprii diritti."

CAP. VIII. - Istituti penali. Carceri, ecc.
Sulle carceri Lombroso si ripete: ci si sta troppo bene e non è efficace per la redenzione del reo, ma come si possano rendere adeguate non lo dice con chiarezza. Una sola osservazione vorrei sottolineare: "Da tutto ciò si vede quanto sia grande la necessità di cambiare le nostre idee sulla prigione, come sia necessario che i giuristi imparino per il contatto diretto coi delinquenti, le loro vere tendenze, prima di fissare le leggi."
Finalmente, nel nostro disgraziatissimo paese, abbiamo la possibilità di essere all'avanguardia in qualcosa, visto che eminenti membri del nostro parlamento si dovrebbero trovare dietro le sbarre: si spera, prima di tutto, che in galera ci vadano poi che, una volta usciti (il più tardi possibile, speriamo), riescano a legiferare in maniera più efficace sulle pene detentive.
CAP. IX. - Le assurdità e contraddizioni giuridiche.

Più che dare soluzioni, in questo capitolo si elencano i paradossi giuridici in Italia. Alcuni esempi sono veramente comici, come, p.e. questi due casi citati per criticare le giurie popolari, formate, a parere del Nostro, da persone ignoranti in materia: "In un altro processo fu posta la questione dell'eccesso di difesa, ed i giurati l'ammisero perché, come disse il capo, l'avvocato aveva parlato più di due ore e quindi aveva ecceduto nella difesa.
In una votazione per accusa di omicidio si trovò una scheda su cui si trovava scritto sì o no. - E passò a favor dell'imputato; il giurato richiesto del perché di un voto così strano rispose: perché stava scritto sulla scheda la formola: «il giurato doveva rispondere sì o no» (Eco giudiziario, 1876, pag. 7)."
Altra critica che fa Lombroso è quella di applicare la lettera, anziché essere guidati dallo spirito della legge e, come fa spesso, mette impietosamente a confronto la legislatura anglosassone, secondo lui molto più efficiente; è chiaro che Lombroso abbia un debole per la cultura anglosassone.
PARTE III.
Sintesi ed applicazioni penali.
CAP. I. - L'atavismo e l'epilessia nel delitto e nella pena                                                        
CAP. II. - Le pene secondo l'Antropologia. Ammende. Probation system. Manicomi. Stabilimenti degli incorreggibili. Pena di morte                                                                                                                    
CAP. III. - Le pene secondo la scuola antropologica e secondo il sesso l'età ecc. del delinquente e il delitto   
CAP. IV. - Dimostrazioni pratiche dell'utilità di queste riforme.                                              
CAP. V. - Applicazioni pratiche alla critica penale, alle ricerche peritali, alla pedagogia, all'arte e alle lettere
CAP. VI. - L'utilizzazione del delitto. Simbiosi                                                           
APPENDICE.
Sui progressi dell'Antropologia Criminale nel 1895-96
Antropometria

Questa è la parte più propriamente medica del libro e quindi la meno comprensibile. Lombroso trascrive i risultati di misurazioni, autopsie, necroscopie e spesso usa termini medici che non mi sono sempre accessibili. Più o meno i risultati, secondo Lombroso, sono questi; nei delinquenti e nei pazzi ha rilevato un numero consistente di casi di " ... prognatismo, zigomi larghi e robusti e mandibola assai voluminosa e con apofisi lemuriana, canini enormi e da veri antropoidi, cioè colla radice lunga e robusta: e in alcuni v'erano premolari a due radici biforcate, disposizione normale nel Gorilla, nell'Orang e nello Chimpanzè ... seni frontali molto ampi ... fessura orbitaria inferiore piccola, senza clava, a carattere pitecoide, microcefalia frontale di alto grado, mandibola enorme, fronte sfuggente ... microcefalia frontale ben manifesta, ed un ingrandimento assai accentuato di tutte le misure facciali, confermando la legge di Lombroso: 'che il criminale è una varietà umana caratterizzata da una fronte piccola e da un viso grande' ecc. ecc." Poi rileva la povertà delle linee della mani, le orecchie a sventola, l'ampia apertura delle braccia (come gli scimpanzé); insomma, per lui, la degenerazione morale corrisponde a una involuzione al livello dei primati inferiori.
Per completare il quadro Lombroso afferma che i delinquenti ricorrono assiduamente al tatuaggio e a sfregi rituali, dimostrando che hanno una soglia del dolore molto alta, come le bestie.
Altre caratteristiche dei criminali sono: mancinismo e ambidestrismo, sogni scarsi, privi di colorito, si dilettano in giochi violenti, si riuniscono in club e usano segni convenzionali, simili a geroglifici per comunicare.
Grandi criminali moderni               
1. Holmes
.
Lombroso non dice il nome di questo omonimo di Sherlock e John, ma ci dice che era americano e che " ... utilizzava i più fini trovati della chimica odierna nei suoi assassini con esalazioni di acidi corrosivi, con acido prussico, ecc., combinandoli nella maniera più ingegnosa con truffe e con incendi per riscuotere i premi delle assicurazioni sulla vita che le sue vittime avevano per sua istigazione contratto.
In questa maniera aveva ucciso più di 13 persone distruggendone o facendone poi sparire i cadaveri: confessò più tardi questi reati, anzi ne esagerava il numero a 27 per farsi passare per pazzo morale. Egli però mentre presentava scarsi caratteri degenerativi: platicefalia, esagerata dolicocefalia, pelo bruno, sopraciglia marcate (caratteri non del tipo anglo-sassone, ma piuttosto di tipi meridionali e semiti), voce sottile, colorito pallido, labbra sottili, aveva caratteri inversi a quelli del criminale nato come ricchezza di barba, buona conformazione di denti, scarse rughe ecc.
Egli ne presentava invece i caratteri psicologici come la mancanza di rimorso, la insensibilità, il cinismo, la lascivia esagerata e infine l'esagerazione delle creazioni e delle combinazioni criminali: come la costruzione di un castello appositamente pei suoi delitti, simulazione d'esplosione ecc. Questa mancanza di corrispondenza tra il tipo fisico e lo psichico dipende anzitutto dal fatto che egli è un criminale veramente di genio e come tale non presenta il tipo: poi dalla natura stessa del reato, che fu commesso non con diretta e brutale violenza ma con truffa, falso e veleno e non essendo quindi propriamente atavico non s'associa con caratteri fisici atavici. Egli rappresenta invece la modernità nella criminalità come Desrues, Luciani, Deeming che anch'essi non avevano il tipo."
Apparentemente, questo ritratto sconvolge tutto ciò che Lombroso ha detto finora, ma un'altra sua teoria (a dire il vero, abbastanza contraddittoria rispetto all'altra) è che geni e criminali hanno caratteristiche simili.
Se poi qualcuno volesse saperne di più su Henry Howard Holmes non ha che da leggere il secondo volume di Assassini vittoriani, La bestia di Chicago. La carriera assassina di H. H. Holmes, scritto e disegnato da Rick Geary, per la 001 Edizioni.

Più banali gli altri criminali famosi.
2. Ablay Maria Teresa.
Avvelenatrice, aveva " ... fisionomia virile, seni frontali assai sviluppati, leggero grado di prognatismo, mandibola grande, quadrata, labbra sottili, occhi grigi-acciaio, il colorito pallido. Bugiarda, senza senso morale, ella dormì nel letto ove era morto, un giorno prima, lo zio, da lei avvelenato: manifestò molta presenza di spirito nell'interrogatorio."
3. Francesco Schneider.
Violentatore e assassino; nell'autopsia si rileva che "Nel cervello, v'era di notevole che nell'emisfero sinistro la scissura interparietale comunicava colla scissura postrolandica e confluiva quasi colla scissura centrale. Cosi la scissura di Leuret si presentava qui in un modo come non è mai stata osservata in nessun altro cervello umano."
4. Giuliani Celestino.
È il prototipo del delinquente lombrosiano, non trascrivo le caratteristiche fisiche perché ha tutto, sarebbe solo un'inutile ripetizione. Lombroso conclude il suo ritratto così: " ... è cresciuto anche nel mal fare, avendo passato tutto questo tempo o in carcere o sotto sorveglianza per molteplici furti e ferimenti che egli conta in maniera scherzevole con motti di spirito: ha avuto accessi epilettici, 2 di epilessia psichica, in uno dei quali buttò la sorella dal balcone, e di cui non ha memoria. Dice di non poter star fermo e di non amare che mangiare, bere e divertirsi e di odiare il lavoro."
Terapia del delitto.
Oltre alla pena capitale, che è l'unico mezzo per redimere definitivamente il delinquente, Lombroso loda la "frusta pei delinquenti" ma, attenzione, bisogna cominciare presto, possibilmente prima dei diciotto anni, sennò serve a poco.

Tali sono le contraddittorie opinioni di Lombroso. Se fossi un alienista direi che era affetto da schizofrenia; se si legge la seconda parte della sua colossale opera, quella relativa alla prevenzione del crimine, è evidente che il Nostro è incline a credere che il crimine si possa evitare essenzialmente agendo sugli aspetti sociali. Altrove farnetica di delinquenti nati, di regressioni animali, pena capitale, si mette a misurare i crani e altre amenità.
Purtroppo c'è stato chi ha approfittato del secondo Lombroso per giustificare scientificamente delitti atroci: Adolf Hitler, con la complicità dei fascisti italiani, ha sterminato non solo quattro milioni di ebrei, ma anche un numero mai calcolato con esattezza di zingari, handicappati, intellettuali, omosessuali e molte altre categorie pericolose, secondo Lombroso. In milioni sono morti, più trentatré milioni di soldati (altra categoria pericolosa) hanno dato la vita in due guerre mondiali.
Come mai, allora il mondo non è migliorato? come mai i pregiudizi contro gli ebrei, gli zingari, i meridionali, sono ancora gli stessi?

Non ritengo che Lombroso sia responsabile dei delitti dei nazisti e dei fascisti, ma sarei comunque curioso di sapere cosa gli sarebbe successo se fosse stato ancora vivo nel 1938, al tempo delle leggi razziali, che lo avrebbero privato della sua cattedra di medicina legale a Torino per darla a un professore ariano.


6.00 (Difficile da giudicare)

Grandepuffo
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