Lettera a Dio controvoglia

Anno 2008
Scrittore Giuseppe Conti
Personaggio
Non credo in dio più di quanto non si possa credere a una vincita al Superenalotto. Ciò nonostante, credo che se esistesse sarebbe davvero un bene per tutti. Un dio (ora lo scrivo minuscolo) come quello in cui credono i cattolici è fondamentalmente Amore (Dante insegna), e un dio fatto d'Amore non può non amare tutti indistintamente ed essere magnanimo quanto più gli è possibile nel giudicarci, magari anche se non ce lo meritiamo. Ci sono, sì, le anime irrecuperabili, e sempre ci saranno. Ma io credo che l'aldilà (se c'è) dovrà necessariamente avere un Paradiso grande un milione di volte lo stadio di San Siro e un Inferno esteso un milione di volte i suoi bagni. Questo è tutto ciò che so sul "mio" Dio. E Amen.

Perché non utilizzare questo spazio anche per copincollare qualche poesia? Ultimamente ho smesso di scrivere cose in versi (anche se la voglia potrebbe tornarmi) per dedicarmi alla pubblicazione di quello che sarà/sarebbe/dovrebbe essere la mia prima raccolta di racconti. Però, a pensarci bene, mi piacerebbe raccogliere in un volume anche le mie poesie... Chissà... Magari, se a Natale il postino suonerà alla vostra porta con un pacchetto rettangolare, quello potrebbe essere un regalo del sottoscritto...

G.Conti

LETTERA A DIO CONTROVOGLIA

 

E’ il pensarti volo di formiche alate nelle vene,

supplizio oscenamente martoriante di blasfemia

perché osceno e blasfemo è il pensare altra esistenza.

E così, intrecciato in laocoontica attesa, io Ti temo,

Ti irrido, Ti scruto di lontano,

e mortifica la carne ed ancora più l’intelletto

lo scoccare di campana a rinfocolare i sensi sopiti,

perché di Te sono fatto, corpo, anima e mi ripudi.

Ma non sono io il figlio di Abraxas.

 

Eppure centra mille volte il bersaglio la Tua freccia insanguinata:

riaccende in me la voglia di Discorso,

e di capire ogni Tua parola ai pastori

e si propaga nelle ossa al limite della pandemia.

Abbracciato al Tuo calore, non dei Tuoi seguaci,

Ti ascolto, Virtù celeste che taci ogni sospiro di salvezza.

Muoio nei tuoi sbadigli di fronte alla tv-uomo.

Gemo nei tuoi ricordi di figlio abbracciato al Monte

e il cuore mio assediato si confonde,

intelletto di Prometeo che scintilla,

se Ti scopro di buon mattino a darmi caccia, Diana ad Atteone,

nei deserti circoscritti del diabolico Leone…

 

Ora,

temerario io ti sfido a trovare una parola sola ad ogni uomo.

Se i fuochi al cielo sono Tuoi presagi, e l’anima mia,

pur non sana, non è ancora prossima al Lete,

io Ti esorto a dare pace a questa sete

e di ripescare per una volta i Tuoi baci persi nel Giordano…

E che tu dannato sia in eterno se qui taci,

perché, Signore Mio, ovunque sia io ti amo.


10.00 (sentita)

bellicapelli
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  • bellicapelli
    bellicapelli
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  • bellicapelli
    bellicapelli
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  • bellicapelli
    bellicapelli
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