Errio ‘r Faggioni è, prima di tutto, un grande appassionato di bossa nova e un grandissimo chitarrista. Fino a poco tempo fa aveva un bar in Sorgenti, quartiere popolare di Livorno, vicino alla stazione e alla zona industriale. Il bar, si sa, è un luogo privilegiato per raccontare e ascoltare storie; si pensi al mitico Bar Sport di Stefano Benni, fino all’ultimo film di Pupi Avati, Gli amici del Bar Margherita (gran brutto film, ma l’idea era carina).
Trattandosi di un livornese, Enrico non sfugge alla maledizione della sua città e fa del suo libro un’apoteosi delle macchiette livornesi, sfruttando la capacità che i livornesi stessi hanno di ridersi addosso. Si potrebbe pensare che si tratti di una specie di barzellettiere, ma non è così, quelle frasi Enrico le ha trascritte fedelmente da dietro il bancone.
È un libro che ha una forte parentela con un’opera di un altro mio amico: L’Enciclopèdye di Marco Zenziglio. In entrambi i casi stanno al centro dell’attenzione le parole usate in modo improprio ma, mentre nell’opera del maestro ligure è la parola colta che viene inserita fuori contesto, per cui i forastici diventano un ordine monastico, la sineddoche un fastidioso insetto e così via; nel libro del barista livornese, le parole difficili sono semplificate, per cui si parla di porzioni magiche, sacra sindrome, serpente boia, caffè scaffeinato, televisione con lo schermo al plasmon, ecc. Che Enrico si sia inventato tutto? niente affatto; ho sentito con le mie orecchie signore lamentarsi delle loro vene vanitose o magnificare la bellezza dei loro garofani dai colori screanzati, per non parlare degli stupendi fenomeni di ipercorrettismo, tipo via Galibaldi, perché si sa che i toscani ignoranti mettono la “r” al posto della “l”.
A corredo della raccolta di aneddoti baristici ci sono le vignette di Lorena Luxardo e le quartine di Enrico, quelle sì, barzellette messe in rima.
Infine il libro gósta solo sette euri, un bel rapporto qualità-prezzo.
8.00 (Labronico)
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