Recentemente ho scoperto un altro sito dal quale scaricare libri, si tratta di Piccola Biblioteca, indirizzo: http://www.lottogigi.it. Oltretutto, a differenza del mai troppo lodato Progetto Gutenberg, di liberliber, di http://bibliotecaignoria.blogspot.com, vi si trovano anche libri recenti (non so come se la cavino coi diritti d'autore); c'è il ciclo di Harry Potter, p.e., c'è la trilogia di Larsen, ecc. tutto in traduzione.
Fra le molte opere, sono andato a scegliere un racconto del 1927 di Ryunosuke Akutagawa (che sarebbe l'autore di Rashomon) il cui titolo, dopo aver letto il bel libro di Mizuki Shigeru sugli spiriti giapponesi, non poteva non attrarmi.
Si tratta del racconto di un internato nel manicomio di Tokyo, che narra il suo soggiorno nel paese dei Kappa. I Kappa, per chi non li conoscesse, sono spiriti acquatici, alti circa un metro, dalla pelle viscida, muniti di becco e di un piatto in testa nel quale tengono l'acqua che serve loro per sopravvivere nei luoghi asciutti.
Purtroppo è stato una delusione: la traduzione è talmente brutta che, oltre a farsi leggere con difficoltà, neutralizza le qualità che avrebbe dovuto avere in origine questo racconto satirico. In realtà, la storia sembra piuttosto banale, il mondo dei Kappa pare convenzionale, le infinite possibilità che offrirebbe una situazione come quella raccontata (il mondo alla rovescia, la satira alla società giapponese, la vena comica) sembrano mancare del tutto, mentre l'originale (fra l'altro una delle ultime opere dello scrittore giapponese, morto lo stesso anno della pubblicazione di Kappa) è noto proprio per queste qualità.
Questo non fa che rafforzare la mia convinzione che la traduzione sia seconda solo alla scrittura dell'opera originale; un buon traduttore deve essere anche un bravo scrittore, non limitarsi a sostituire un codice linguistico con un altro. Per sostenere questa tesi potrei portare prove a non finire; basti pensare alle traduzioni di Pavese di scrittori nordamericani (poco fedeli, invero, ma che non hanno nulla da invidiare all'originale). La traduzione spagnola di Orlando di Virginia Wolf fatta da Jorge Luis Borges è considerata uno dei capolavori della letteratura argentina. Un tempo, quando Einaudi era una casa editrice seria, c'era la stupenda collana di scrittori tradotti da scrittori e via dicendo.
Invece le case editrici, per risparmiare, spesso lasciano la traduzione a persone volenterose, ma inesperte e inefficaci; unica lodevole eccezione mi consta essere la casa editrice Adelphi.
Per tornare al nostro racconto, non copio il link perché non vale assolutamente la pena di leggerlo, magari un'altra traduzione potrebbe rendergli giustizia.
4.00 (Tradotto da cani)
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