È la storia di un bambino di nome Giovanni che vive a Palermo; tutti i giorni va a scuola dove un suo compagno, Tonio, ruba a lui e ai suoi amici i soldi; chi si ribella viene minacciato o viene spinto giù dalle scale, come è successo a Sandro, un altro compagno di Giovanni, ma nessuno dice di aver visto cosa è successo. Giovanni, il padre di Giovanni, comprende la situazione e decide di accompagnarlo nei luoghi nei quali è stato Giovanni Falcone (il giudice che si è battuto contro la mafia) e di raccontargli la sua vita, approfittandone per far capire al figlio che la mafia si trova ovunque, anche nella sua scuola; la mafia è Tonio, la mafia è anche dire di non aver visto, né sentito e la mafia è anche continuare a dare i soldi a Tonio senza dire niente, come fosse normale. Il padre gli racconta che anche lui è stato vittima della mafia e ha pagato il "pizzo" e gli dice di averlo chiamato Giovanni in onore di Giovanni Falcone, morto per mano della mafia il giorno della sua nascita.
Poi il padre gli fa capire che la mafia si può combattere partendo dalle cose quotidiane.
Questo libro fa riflettere, non solo sulla mafia, ma anche sui comportamenti "mafiosi" che tutti noi possiamo incontrare nella vita di tutti i giorni.
9.50 (Bello)
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