Perché siamo infelici

Anno 2010
Editore Einaudi
Scrittore Paolo Crepet
Personaggio
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Ebbene, lo confesso, non solo non ho letto una sola solitaria riga di questo libro, neppure mi sfiora l'idea di farmelo prestare, di comprarlo non se ne parli. Perché ne parlo, allora? ho forse preso l'abitudine di parlare delle cose che non conosco come fanno tutti?
Non è esattamente così; cominciamo dal principio.
Venerdì scorso, alla villa della Cinquantina, a Cecina, c'era un concerto di East and West, un gruppo di miei coetanei che suonano Simon & Garfunkel, Cat Stevens, Crosby, Stills, Nash & Young, Bob Dylan, ecc., nulla d'impegnativo, una cosa simpatica. Eravamo pochissimi poi, verso la fine del concerto, è cominciata ad arrivare un sacco di gente; mi sono incuriosito e ho chiesto: mi hanno detto che sarebbe seguita una conferenza di Paolo Crepet. Mi sono vergognato di non sapere chi fosse e, per non fare brutta figura, sono rimasto.
Non presento Crepet perché tanto tutti (tranne me) sanno chi sia, che ha ammesso di non avere preparato nulla (e si sentiva) perché a lui piace parlare a braccio. Bella scusa, ma, d'altronde, cosa vuoi preparare per una serata in una paesucolo di provincia?
Ha cominciato prendendosela con le pale eoliche, che deturpano il paesaggio e ha seguitato snocciolando un luogo comune dietro l'altro, spesso contraddicendosi. Dopo un'ora e mezza la moderatrice è riuscita a farlo tacere perché si stava facendo tardi, sennò avrebbe detto anche che non ci sono più le mezze stagioni. Ma poi avreste dovuto sentire il modo di dire le cose: quando parla Borghezio si capisce subito che è un imbecille perché, con tutto il male che gli voglio, lui arie non se ne dà. Crepet, invece, le banalità le fa cadere dall'alto, dispensando perle di saggezza. Quel che è peggio è che, mi pare di capire, Crepet sta dalla mia parte, non da quella di Borghezio.
Comunque, la vera attrazione non era lui, ma la fila delle signore sedute dietro di me che approvava, commentando, dimostrando che Crepet aveva avuto ragione: un uditorio di provincia; senza di loro mi sarei alzato e sarei andato a dormire.

Impossibile non pensare - per contrasto e per lungimiranza - a Pasolini.

Ragazzi, siamo messi male per davvero. Che le cosa vanno male lo so da me, senza che me lo riveli Crepet, che sarebbe meglio se certe cose le dicesse al bar o in televisione (che è lo stesso). Mi sarei aspettato, da un intellettuale, che mi dicesse perché le cose vanno male e come cambiarle, anziché concionare in modo che tutti guardino il dito anziché la luna.


6.00 (?)

Grandepuffo
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