Nel mio girovagare fra i siti di libri on line, ho scoperto questa raccolta di racconti egizi.
Ben poco si conosce in Europa della cultura africana, vuoi per carenza di fonti scritte, vuoi per il disinteresse di una cultura egemone per il continente da conquistare e sfruttare; l'unica eccezione è costituita dall'Egitto. Tuttavia, le informazioni che ne abbiamo privilegiano solo una parte del sapere egizio: le tecniche agricole, il culto dei morti, le arti figurative, l'architettura ma, trattandosi di una cultura complessa e completa, al pari di quella greca, era lecito attendersi anche una vasta produzione letteraria; infatti sono stati ritrovati numerosi papiri con racconti di fantasia, prontamente tradotti dagli archeologi francesi del XIX secolo e, in seguito, aggiornati e ritradotti man mano che veniva approfondita la conoscenza dei geroglifici.
Una volta letti, mi è sembrato opportuno tradurli e renderli disponibili su rete; tutto sommato rappresentano i primi passi della letteratura mondiale.
Li dovrò dividere in più parti per ragioni di spazio; alla fine di ogni parte seguirà un breve commento per inserirli nel loro contesto storico e sociale.
Una volta declinata la sua splendida civiltà, l'Egitto è divenuto territorio di conquista; dapprima dei persiani di Ciro, poi di Alessandro il Macedone, quindi dei romani, arabi, turchi, circassi, ottomani, francesi, inglesi; fino al regime, fantoccio dell'occidente, recentemente abbattuto dai ragazzi di Piazza Tahrir; a loro va il merito di aver ridato nome e dignità al proprio paese, a noi il compito, più facile e meno rischioso, di rendere omaggio all'antica cultura e, con essa, ai nuovi eroi.
Racconti di Maghi (XII dinastia)
Ai tempi in cui re Khufu regnava su tutto il paese, il sovrano disse al suo cancelliere, "Va', chiama i miei figli e i miei consiglieri, ché voglio chieder loro una cosa."
Figli e consiglieri vennero e stettero dinanzi al re, e lui disse, "C'è qualcuno che mi possa raccontare storie sulle imprese dei maghi?"
Il principe Khafra avanzò e disse, "Racconterò alla tua maestà una storia dei giorni del tuo antenato Nebka, che benedetto sia; di cosa accadde quando si recò al tempio di Ptah di Ankhtaui."
Il racconto di Khafra
Sua Maestà si stava recando al tempio di Ptah, e arrivò alla casa del mastro dicitore Uba-aner, col suo seguito. E ecco che, fra coloro che seguivano il re, la moglie di Uba-aner vide un paggio e il suo cuore lo desiderò ardentemente. Così gli mandò il suo servo con un baule pieno di vestiti in regalo e la preghiera di seguirlo.
Nel giardino del mastro dicitore c'era un padiglione e il paggio disse alla moglie di Uba-aner, "Nel giardino di Uba-aner c'è un padiglione; ecco, prendiamo lì il nostro piacere."
Così la moglie di Uba-aner disse al giardiniere, "Predisponi il padiglione del giardino".
E stette lì, bevendo col paggio fino al calar del sole. E quando scese la sera il paggio andò a rinfrescarsi nel laghetto del giardino.
Il giardiniere si disse, "Bisogna che dica a Uba-aner di questa faccenda." E l'indomani andò da Uba-aner e gli raccontò tutto.
Allora disse Uba-aner, "Portami il mio scrigno di avorio e di elettro." E lui glielo portò.
Uba-aner modellò un coccodrillo di cera lungo sette dita, lo incantò e disse, "Quando il paggio andrà a bagnarsi nel mio lago, lo prenderà." Lo dette al giardiniere, dicendogli: "Quando il paggio va a bagnarsi nel mio lago, come tutti i giorni, tu gettagli dietro questo coccodrillo."
E il giardiniere se ne andò col coccodrillo.
La moglie di Uba-aner disse al giardiniere: "Predisponi il padiglione del giardino."
E il padiglione fu allestito, colmo di buone cose, e lei ci andò e amoreggiò col paggio.
Quando arrivò la sera e il paggio andò a rinfrescarsi, come al solito, il giardiniere gli gettò dietro il coccodrillo di cera e ecco! divenne un grande coccodrillo, lungo sette cubiti, che inghiottì il paggio.
Uba-aner stette altri sette giorni col re dell'Alto e Basso Egitto, Nebka, che benedetto sia, mentre il paggio era dentro al coccodrillo.
Trascorsi i sette giorni, il re dell'Alto e Basso Egitto, Nebka, che benedetto sia, volle proseguire la sua strada; Uba-aner gli si presentò dinanzi e disse a sua maestà: "Se la tua maestà ne ha piacere, vieni a vedere la meraviglia che è accaduta in questi giorni al tuo paggio."
Il re andò con Uba-aner, che gridò al coccodrillo: "Lascia andare il paggio."
E il coccodrillo uscì dal lago e vomitò il paggio. Uba-aner disse al re: "Ecco, qualsiasi cosa io comandi al coccodrillo, lui lo farà.
Sua maestà disse: "Ti prego di mandar via quel coccodrillo."
Uba-aner si chinò e prese per la coda il coccodrillo che diventò, nella sua mano, un piccolo coccodrillo di cera; poi raccontò al re che cosa era successo in casa sua fra il paggio e sua moglie.
Allora sua maestà disse al coccodrillo, "Riprenditi pure la tua preda." E il coccodrillo riprese la sua preda, si tuffò nel lago e nessuno lo vide più. Poi sua maestà, il re dell'Alto e del Basso Egitto, Nebka, che benedetto sia, comandò che prendessero la moglie di Uba-aner; la fece bruciare e le sue ceneri furono disperse nel fiume.
Questo è un prodigio dei giorni del tuo avo Nebka, re dell'Alto e del Basso Egitto, che operò il mastro dicitore Uba-aner.
Sua maestà dell'Alto e Basso Egitto, Khufu, allora disse: "Siano presentati al re Nebka, che benedetto sia, mille pani, cento boccali di birra, un bue, due brocche d'incenso; e pure un pezzo di carne al mastro dicitore Uba-aner; a cagione del loro insegnamento."
E fecero quanto sua maestà aveva comandato.
Il racconto di Baufra
Si alzò il principe Baufra e parlò, disse:
Narrerò alla tua maestà di un prodigio che accadde nei giorni di tuo padre Seneferu, che benedetto sia, e ciò che fece il mastro dicitore Zazamankh.
Un giorno re Seneferu, sentendosi tediato, girovagava per il palazzo in cerca di qualcosa che alleviasse il peso che aveva in cuore, senza trovarlo. Così disse: "Presto! chiamatemi il mastro dicitore e scriba dei documenti Zazamankh!" E gli fu condotto dinanzi.
Il re gli disse: "Ho cercato invano diletto nel mio palazzo, ma non l'ho trovato."
Allora Zazamankh gli disse: "Che la tua maestà vada al lago del palazzo e faccia preparare una barca con le più belle fanciulle del tuo harem; il cuore della tua maestà si rinfrancherà vedendole remare e potrà ammirare le fresche acque piene di uccelli variopinti, contemplare i dolci campi e le rive erbose; così il tuo cuore si allevierà. Anch'io verrò con te. Procurami venti remi di avorio lavorati in oro con lamine di balsa intarsiata di elettro e procurami venti fanciulle, belle di membra, di seni e capelli, tutte vergini; e procurami venti reti da pescatore, che farò indossare alle fanciulle."
E fecero tutto secondo gli ordini di sua maestà.
Le ragazze remavano su e giù per la corrente e il cuore di sua maestà era felice vedendole remare. Ma una di loro, al virare, batté il capo e il suo gioiello di malachite nuova cadde in acqua, così smise di cantare e di remare e, poco dopo, smisero anche le sue compagne.
Sua maestà chiese: "Perché non remate più?"
E quelle risposero: "La nostra piccola timoniera non rema più."
Sua maestà le si rivolse e chiese: "Perché dunque non remi più?"
Lei rispose: "È perché il mio gioiello di malachite nuova è caduto in acqua."
Lui le disse: "Rema, perché, ecco, io te lo sostituirò"
Ma lei rispose: "Ma io rivoglio il mio."
Sua maestà disse: "Zazamankh, fratello, ho fatto come hai detto e la mia maestà si era rasserenata vedendo le fanciulle remare. Ma adesso un gioiello di malachite nuova di una di queste giovanette è caduto in acqua e lei ha smesso di remare, facendo smettere anche le altre. Io le ho chiesto, 'perché non remi più?' e lei mi ha risposto, 'perché il mio gioiello di malachite nuova è caduto in acqua.' Allora le ho detto, 'rema, perché io te lo sostituirò', ma lei ha risposto 'ma io rivoglio il mio'."
Allora il mastro dicitore Zazamankh recitò alcune parole magiche e spartì le acque del lago da un lato all'altro. Scoprì il gioiello posato sul coccio di un'anfora, lo prese e lo dette alla ragazza. L'acqua, che era profonda dodici cubiti in mezzo al lago, raggiungeva i ventiquattro cubiti dopo essere stata divisa. Poi recitò di nuovo una formula magica e l'acqua ritornò al suo posto. Così sua maestà passò un giorno felice assieme a tutti quelli della casa reale. Poi compensò il mastro dicitore Zazamankh con le migliori fra tutte le cose.
Ecco, questo è un prodigio, accaduto nei giorni di tuo padre, il re dell'Alto e Basso Egitto, Seneferu, compiuto dal mastro dicitore e scriba dei papiri, Zazamankh.
Allora sua maestà il re dell'Alto e Basso Egitto, Khufu, che benedetto sia, disse: "Che si presenti un'offerta di mille focacce, cento boccali di birra, un bue e due brocche d'incenso al re dell'Alto e Basso Egitto, Seneferu, che benedetto sia; e un pane, un boccale di birra e una brocca d'incenso al mastro dicitore e scriba dei papiri, Zazamankh; a cagione del loro insegnamento."
E fecero quanto sua maestà aveva comandato.
Il racconto di Hordedef
Si alzò, allora, il principe Hordedef e disse:
"Finora hai ascoltato le gesta di coloro che furono, la cui autenticità nessuno può sapere per certo, ma io farò conoscere alla tua maestà un uomo dei tuoi giorni."
Sua maestà chiese: "E chi è, Hordedef?"
E il principe Hordedef rispose: "È un certo Dedi, che vive a Dedsneferu. Ha centodieci anni e ancora oggi mangia cinquecento pagnotte e un quarto di bue e beve cento boccali di birra. Sa come riattaccare una testa tagliata, sa come tenere un leone al guinzaglio, conosce i disegni degli edifici di Tahuti. La maestà del re dell'Alto e Basso Egitto, Khufu, che benedetto sia, ha sempre desiderato conoscere i disegni degli edifici di Tahuti, per farne dei simili nella sua piramide."
Sua maestà disse, "Hordedef, figlio mio, portamelo tu stesso."
Così si allestì una nave per il principe Hordedef, che risalì la corrente fino a Dedsneferu; quando la nave attraccò, lui scese e sedette su una portantina di ebano dalle sbarre di legno di cedro ricoperte d'oro.
Quando arrivò vicino alla casa di Dedi, scese dalla portantina e si alzò per onorare Dedi. Lo trovò sdraiato su un giaciglio di fibre di palma alla porta di casa; un servo gli massaggiava il capo e un altro i piedi.
Disse il principe Hordedef, "Tu vivi in una stupenda età avanzata, poiché la vecchiaia è la fine del tuo viaggio, il tempo dell'imbalsamazione, il tempo della sepoltura. Te ne stai sdraiato al sole, libero da malattie, né balbetti come i rimbambiti: questo è mio il saluto a un età degna di riguardo.
Vengo da lontano per convocarti su ordine di mio padre Khufu, che benedetto sia, perché tu possa mangiare il meglio che offre il re, il cibo dei suoi favoriti, che ti porterà in ottimo stato dai tuoi padri che sono nella tomba. "
Dedi rispose, "Pace a te! Pace a te! Hordedef, figlio del re, benamato di suo padre. Possa tuo padre Khufu, che benedetto sia, lodarti, possa avanzarti al di sopra dei figli più anziani, possa il tuo ka prevalere contro i tuoi nemici, possa la tua anima conoscere la giusta via verso la porta di coloro che consolano gli afflitti; questo è il mio saluto al figlio del re."
Poi il principe Hordedef gli tese la mano, lo aiutò ad alzarsi e andò con lui al porto, tenendolo per mano.
Dedi disse, "Dammi anche una nave per portare i miei discepoli e i miei libri."
Così prepararono per lui due navi a remi. Dedi viaggiò nella stessa chiatta del principe Hordedef, e quando raggiunsero il palazzo, il principe Hordedef entrò per far rapporto alla sua maestà, il re dell'Alto e Basso Egitto, Khufu, che benedetto sia.
Disse il principe Hordedef, "O re, lunga vita, ricchezza e salute a te! Mio signore, ecco Dedi."
Sua maestà rispose, "Che sia subito condotto da me." Sua maestà sedette nella sala delle colonne di Faraone (lunga vita, ricchezza e salute a lui), e Dedi gli fu portato dinanzi.
Sua maestà gli disse, "Come mai, Dedi, ancora non ti avevo conosciuto?"
Dedi rispose, "Solo chi è chiamato viene; il re, lunga vita, ricchezza e salute a lui, mi ha chiamato e ecco che sono venuto."
Sua maestà disse, "È vero ciò che dice la gente, che tu puoi riattaccare la testa a chi è stata tagliata?"
Dedi rispose, "È la verità o re, lunga vita, ricchezza e salute a te, o mio signore."
Sua maestà disse, "Portatemi un prigioniero che ha scontato la pena."
Ma Dedi disse, "No, non un uomo, o re, mio signore; io lo farò, ma solo con un animale."
Portarono un'anatra e le tagliarono la testa. Il corpo fu messo da un lato della sala e la testa dall'altro. Dedi recitò la sua formula magica e l'anatra svolazzò sul pavimento, la testa fece altrettanto e, quando si unirono, l'anatra si alzò e starnazzò.
Sua maestà fece portare un bue e gli tagliarono la testa, che cadde sul pavimento. Dedi recitò la sua formula magica e il bue si alzò e lo seguì, lasciando il collare per terra.
Allora sua maestà disse: "Portate Dedi in casa del principe Hordedef, che sia suo ospite, e dategli, ogni giorno, cento pagnotte, cento boccali di birra, un bue e cento mazzi di cipolle.
E fecero quanto sua maestà aveva comandato.
Note ai racconti di maghi
I papiri che contengono questi racconti di magia, risalgono, probabilmente, alla XII dinastia (circa millenovecento anni prima dell'era volgare), ma le storie sono state tramandate da generazioni più antiche, lo dimostrano i nomi dei faraoni, che appartennero alla IV dinastia, anteriore di altri quattro secoli.
Impossibile non riconoscere, in queste storie, episodi ripresi successivamente anche nella mitologia biblica. Il coccodrillo di cera che diventa vero, poi ritorna di cera, ricorda la verga di Aaronne che si trasforma in serpente, poi ritorna bastone, quando il profeta lo prende per la coda. La moglie di Uba-aner che s'invaghisce del paggio di Faraone non può che rammentare l'episodio di Giuseppe e la moglie di Potifarre, anche se il paggio, diversamente da Giuseppe, è consenziente. Infine, il saggio Zazamankh che divide il lago è imparentato con Mosè che divide il Mar Rosso. L'episodio delle venti ragazzine che remano coperte solo di una rete da pescatori, invece, è un modesto antesignano dell'odierno bunga-bunga.
Nell'impianto narrativo, invece, riconosciamo uno dei topoi della novellistica di tutti i tempi: i convitati che, a turno, raccontano una storia; fra gli esempi più illustri ricordiamo il Decameron, i Canterbury tales e, se vogliamo, per estensione, anche le Mille e una notte.
8.00 (Storico)
| Registrati per votare e scrivere commenti! |