Storie d';Egitto - II. Il contadino e il bracciante

Anno 2011
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Il contadino e il bracciante (IX dinastia)

 

            In Sekhet Hemat, il paese salato, viveva un contadino di nome Sekhti, con sua moglie, i suoi figli, i suoi asini e i suoi cani, che trafficava da Sekhet Hemat a Henenseten in tutte le cose buone che produceva.

            Un giorno portava paglia, natron, sale, legno, baccelli, pietre, sementi e altri buoni prodotti di  Sekhet Hemat, viaggiando verso Henenseten, a sud.

            Quando arrivò nelle terre della casa di Fefa, a nord di Denat, trovò sulla sponda del fiume, un uomo di nome Hemti, il bracciante, figlio di Asri, che era un sottoposto dell'Alto Dispensiere Meruitensa.

            Quando Hemti vide gli asini di Sekhti, gli piacquero e pensò, "Oh, avrei un buon tornaconto se rubassi i beni di quel contadino!"

            Ora, la casa di Hemti era vicina alla golena del fiume, che era misera e stretta, da un lato c'era il fiume, dall'altro lato cresceva il suo grano.

            Allora Hemti disse al suo servo, "Presto, va' in casa e portami uno scialle."

            Subito il servo glielo portò e lui lo stese sulla golena coi legacci sull'acqua e le frange vicino al grano.

            Sekhti arrivò al sentiero con le sue bestie.

            "Stai attento contadino, a non passare sopra i miei panni!" Disse Hemti.

            Rispose Sekhti, "Farò come vuoi, ci starò attento."

            Così si allontanò dal fiume e Hemti disse, "Non andrai mica sul mio grano, invece che sul sentiero?"

            Sekhti rispose, "Sto facendo attenzione; non ho intenzione di passare sul tuo campo di grano, ma tu hai occupato il sentiero coi tuoi panni, come facciamo a passare?" E uno dei suoi asini prese in bocca una manciata di grano.

            Disse Hemti, "Ecco, adesso ti prenderò l'asino, perché mi ha mangiato il grano; bada, devi pagarmi il danno."

            Disse Sekhti, "Io sono stato attento, ma il sentiero era bloccato, perciò sono dovuto passare dal terreno coltivato e tu mi vorresti prendere l'asino per aver mangiato una manciata di grano? Inoltre io so bene a chi appartiene questa terra: al Signor Dispensiere Meruitensa. È lui che punisce ogni furto nella sua terra e ho forse rubato nel suo dominio?"

            Disse Hemti, "C'è un proverbio che dice: 'Se sei povero, non conta come ti chiami, ma di che stoffa sei fatto'. Tu parli con me, non col Signor Dispensiere."

            Detto ciò lo fece frustare con rami verdi di tamerice, gli prese gli asini e li portò a pascolare nei suoi campi.

            Sekhti pianse e si lamentò assai per le pene che gli erano state inflitte.

            Disse Hemti, "Non alzare la voce, contadino, o andrai dal Demone del Silenzio."

             Sekhti rispose, "Tu mi hai percosso, mi hai rubato i beni e ora mi vuoi togliere anche la voce, sei tu il demone del silenzio! Se mi restituisci i miei beni smetterò di lamentarmi a causa della tua violenza."

             Sekhti stette tutto il giorno a pregare Hemti, ma lui non lo volle ascoltare, così Sekhti andò a Khenensuten a lagnarsi col Signor Dispensiere Meruitensa. Lo trovò mentre si stava imbarcando per recarsi alla sala del giudizio.

            Sekhti disse, "Oh, torna indietro, ti prego, ché io possa parlare. Lascia almeno che qualcuno del tuo seguito, a tua scelta, mi ascolti e gli dirò ciò che mi hanno fatto."

            Il Signor Dispensiere Meruitensa disse a uno del suo seguito di precederlo e Sekhti gli andò dietro, raccontandogli tutte le sue disavventure.

            Il Signor Dispensiere Meruitensa accusò Hemti dinanzi ai nobili che sedevano nella sala del giudizio, che gli dissero, "Che quel contadino porti un testimone di ciò che dice. Questa è l'usanza coi nostri contadini, che portino un testimone. Poi, se vuoi, puoi punire il tuo bracciante per un po' di natron e di sale; se deve pagare, pagherà."

            L'Alto Dispensiere Meruitensa non voleva replicare ai nobili, perciò rimase zitto. 

            Allora Sekhti supplicò il Signore Dispensiere Meruitensa, dicendo,

            "O mio Signore Dispensiere, grande dei grandi, guida dei bisognosi:

            quando t'imbarchi nel lago della verità,

            che tu possa incontrare sempre venti favorevoli,

            possa la tua vela non mancare mai di vento,

            che non ci sia mai una lagnanza nella tua cabina,

            che nessuna sventura si abbatta su di te,

            che il tuo albero maestro non si spezzi mai,

            che non ti accada mai di arenarti,

            che nessuna onda ti afferri,

            che tu non assapori mai le impurità del fiume,

            che tu non veda mai il volto della paura,

            possa il pesce venire a te e non fuggire,

            che tu possa catturare grassi uccelli acquatici.

            Poiché tu sei il padre degli orfani,

            il marito della vedova,

            il fratello della donna sconsolata,

            colui che riveste i bisognosi.

            Lascia che celebri il tuo nome in questa terra per ogni tua virtù.

            Una guida senza avidità di cuore,

            un grande senza alcuna malizia,

            che distrugge la falsità,

            incoraggia la giustizia,

            che accorre al pianto e permette lo sfogo.

            Lascia che parli, tu che ascolti e fai giustizia, o benedetto!

            cui si rivolgono le preghiere.

            Annulla la sopraffazione,

            ascoltami, io sono grandemente oppresso,

            ascolta le mie pene,

            ecco io sono defraudato!"

            Questo disse Sekhti ai giorni del re Neb-ka-n-ra, che benedetto sia.

            Il Signore Dispensiere Meruitensa andò dinanzi al re e disse, "Mio signore, ho trovato un contadino eccellente oratore; gli hanno rubato i beni e è venuto a lagnarsi da me."

            Sua maestà disse, "Se vuoi che anch'io ne possa apprezzare le qualità, ascolta le sue suppliche senza replicare ad alcuno dei suoi discorsi. Se desideri che lui continui a parlare devi stare zitto; poi metti le sue parole per scritto, ché anche noi possiamo goderne. Provvedi a sua moglie e ai suoi figli e fai che al contadino stesso non manchi nulla. Dagli quanto basta, senza che sappia che sei tu a darglielo."

            Ogni giorno gli davano quattro pagnotte e due boccali di birra, che il Signore Dispensiere Meruitensa gli procurava per mezzo di un suo amico. Poi il Signore Dispensiere disse al governatore di Sekhet Hemat di provvedere alla moglie di Sekhti con tre razioni di grano tutti i giorni.

            Il contadino tornò una seconda e una terza volta dal Signore Dispensiere Meruitensa; ma lui disse a quelli del suo seguito di prendere il contadino e batterlo con le verghe. Ma lui venne ancora fino a sei volte e disse:

            "Mio Signore Dispensiere, sterminatore di disonestà e fautore di giustizia,

            cultore di ogni cosa buona e oppressore di ogni male;

            come l'abbondanza rimuove la carestia,

            come i vestiti coprono la nudità,

            come il cielo chiaro dopo la tempesta riscalda,

            come il fuoco cuoce ciò che è crudo,

            come l'acqua estingue la sete,

            guardo al tuo viso per mio destino.

            Non farmi anelare invano, ma asseconda il mio desiderio,

            fai ciò che è giusto e non ciò che è male."

            Ma ancora Meruitensa non volle ascoltare il suo lamento; e Sekhti tornò ancora e ancora, fino alla nona volta. Allora il Signor Dispensiere disse a due uomini del suo seguito di andare incontro al contadino che temette che lo bastonassero un'altra volta. Ma il Signor Dispensiere Meruitensa gli disse, "Non temere, Sekhti, poiché hai fatto molti discorsi graditi al cuore di sua maestà e io ho giurato - finché io mangi pane e beva acqua - che tu sarai ricordato per l'eternità." E disse ancora, "In più sarai soddisfatto nelle tue richieste."

            Il Signor Dispensiere Meruitensa fece scrivere in un rotolo di papiro nuovo ogni supplica, dalla prima all'ultima, e lo dette a sua maestà, il re Neb-ka-n-ra, che benedetto sia, e gli fu gradito più di ogni altra cosa.

            Poi sua maestà disse a Meruitensa, "Giudicalo tu, non io."

            Il Signor Dispensiere Meruitensa mandò a Sekhet Hemat due uomini del suo seguito, che fecero una lista dei familiari e dei beni di Sekhti: in tutto sei persone, oltre ai suoi buoi, le sue capre, il suo grano e il suo orzo, i suoi asini e i suoi cani; inoltre gli dette tutto ciò che apparteneva a Hemti, perfino le sue proprietà e i suoi incarichi; e Sekhti fu benamato dal re su tutti i suoi funzionari e mangiò le buone cose del re, lui e tutta la sua famiglia.

 

 

 

Note al contadino e il bracciante

 

            Questo racconto data a oltre duemila anni prima dell'era volgare.

            Dal punto di vista storico illustra il modo di amministrare la giustizia e fa capire come fosse difficile, per un contadino indipendente, ottenerla nei confronti di un suo pari, ma cliente di un grande signore. Da un punto di vista letterario le parole del contadino sono un esempio di ciò che, allora, era considerata eloquenza.

            È bene notare quanto fosse reputato importante sapersi esprimere in modo facondo; si noti che l'abilità oratoria del contadino gli permette, non solo di ottenere giustizia, ma anche di essere accolto a corte.

            Mutatis mutandis, più di quattromila anni dopo basta dire "Vaffa'nculo" e "Fora da i bale!" per entrare nel parlamento italiano: il corrispettivo della corte di Faraone.

            Ah, dimenticavo, mutatis mutandis, non significa "cambiatevi le mutande", ma "una volta cambiato ciò che doveva cambiare". Coi i tempi che corrono, non si sa mai.


8.00 (Storico)

Grandepuffo
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