Storie d'Egitto - VI. Anpu e Bata

Anno 2011
Editore PCI Editore
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Anpu e Bata (XIX dinastia)

 

            C'erano una volta due fratelli, il maggiore si chiamava Anpu, il minore Bata.

            Anpu aveva casa e moglie e suo fratello minore abitava con lui come fosse suo figlio. Era Bata che cuciva i vestiti, che portava i buoi nel campo, dissodava il campo, seminava e mieteva il grano e si occupava di tutti i lavori dei campi. Era diventato un eccellente contadino, non ce ne era l'uguale in tutta la regione, perché lo spirito di un dio era in lui.

            Ogni giorno Bata lavorava coi buoi nel campo e ogni sera tornava a casa, carico di ogni verdura, di latte, legna e altre cose del campo. E metteva tutto dinanzi al fratello maggiore, che sedeva con la moglie. Poi mangiavano e bevevano e Bata riposava nella stalla coi suoi animali. All'alba, ogni mattina, prendeva il pane che aveva cotto e lo dava a suo fratello, poi prendeva la sua parte di pane e portava al pascolo gli animali e, mentre lui camminava dietro di loro, le sue bestie gli dicevano, "L'erba è buona in quel posto." Lui dava ascolto a ogni cosa che dicevano e le portava dove desideravano andare; così le bestie diventavano sempre più floride e si moltiplicavano immensamente.

            Al tempo dell'aratura, Anpu gli disse, "Facciamoci un bel giogo per i buoi che dovranno arare, visto che il terreno è pronto. Poi vai al campo a prendere un po' di cereali da seme, ché domattina cominciamo ad arare."

            Così disse, e suo fratello fece tutto quanto gli aveva chiesto.

            Arrivò il mattino e andarono nei campi coi loro attrezzi, contenti di cominciare il lavoro. Terminata l'aratura, Anpu disse al fratello, "Presto, vai alla fattoria a prendere le sementi.

            Bata trovò la moglie di suo fratello, che era seduta a pettinarsi e le disse, "Alzati e dammi le sementi da portare nel campo, ché mio fratello ha detto di fare presto. Non indugiare."

            Lei rispose, "Vai e prendine quante vuoi, ché adesso mi sto pettinando."

            Il giovane andò nella stalla, prese un grande contenitore, perché voleva metterci molte sementi e lo riempì di grano e orzo e uscì portandoselo dietro.

            La donna gli disse, "Quanto pesano i cereali che hai preso e che tieni sulle spalle?"

            Lui rispose, "Tre staia di orzo e due di grano, cinque in tutto, questo è quanto ho sulle spalle."

            La donna prese a conversare con lui, dicendo, "Sei molto forte, ogni giorno ammiro la tua potenza." E fu attratta dalla sua giovinezza, così si alzò e andò da lui, dicendo, "Vieni, stai con me e ti farò stare bene, e ti farò bellissimi abiti."

            Allora il giovane diventò come una pantera nel sud e s'infuriò per quanto gli aveva detto e lei ne ebbe paura, Le disse, "Bada, tu sei come una madre per me e tuo marito è come un padre perché è stato lui, che è il più grande, a crescermi. Cosa significano le perversità che mi hai detto? Non le ripetere più e io non lo dirò a nessuno, non una sola parola uscirà dalla mia bocca." Alzò il suo fardello, tornò nei campi dal fratello e continuarono il loro lavoro.

            Alla sera Anpu s'incamminò verso casa, mentre Bata stava caricando i buoi con tutte le cose da prendere nei campi, prima di portarli a riposare nella stalla.

            La moglie di Anpu era spaventata per quello che aveva detto, così prese una benda con del grasso fingendo di essere stata percossa duramente con l'intenzione di dire a suo marito, "È stato tuo fratello minore a farmi questo."

            Suo marito tornò la sera, come ogni giorno, entrò in casa e trovò sua moglie con segni di violenza. Non gli dette l'acqua per lavarsi le mani, come faceva sempre, non gli fece luce, la casa era al buio, lei era sdraiata e sembrava molto sofferente.

            Suo marito le chiese, "Chi ti ha parlato?"

            E lei rispose, "Nessuno, salvo tuo fratello. Quando è venuto a prenderti le sementi mi ha trovata sola e mi ha detto, 'Vieni, stiamo insieme, legati i capelli' così mi ha detto. Io non gli ho dato ascolto e gli ho detto, 'Ecco, non è forse come se fossi tua madre e tuo fratello non è come se fosse tuo padre?' Lui si è impaurito e mi ha picchiata per non farmi venire da te a dirti tutto e se tu lo lasci vivere io morirò. Adesso arriverà e io gli rinfaccerò le sue parole perverse e quello che ha fatto oggi."

            Anpu divenne come una pantera del sud, affilò il coltello, lo prese e andò dietro la porta della stalla per uccidere suo fratello appena fosse arrivato a mettere le bestie nella stalla.

            Il sole tramontò e Bata si caricò di verdure, come ogni giorno. Arrivò, la capobranco entrò nella stalla e gli disse, "Attento, perché tuo fratello è dietro la porta col coltello in mano per ucciderti, fuggi da lui."

            Bata sentì quello che diceva la capobranco e anche la mucca che la seguiva ripeté la stessa cosa. Guardò sotto la porta della stalla e vide i piedi di suo fratello: stava in piedi dietro la porta col coltello in mano. Bata buttò a terra il suo carico e fuggì rapidamente; suo fratello lo seguiva col coltello.

            Poi Bata invocò Ra Harakhti, dicendo, "Mio buon Signore! Tu sei colui che divide il bene dal male."

            Ra udì la sua invocazione e creò un ampio fiume pieno di coccodrilli fra i due fratelli, che stavano sulle due sponde. Anpu si colpì il palmo della mano per due volte perché non lo aveva potuto uccidere. Bata chiamò Anpu e gli disse, "Rimaniamo qui sino all'alba e, quando Ra sorgerà, Lui giudicherà fra di noi e saprà discernere il bene e il male. Comunque io non starò mai più con te, non abiterò mai più nello stesso luogo nel quale stai tu; me ne andrò nella valle dell'acacia."

            Quando la terra s'illuminò e apparve il nuovo giorno, Ra Harakhti sorse e i due fratelli si guardarono l'un l'altro. Il giovane disse, "Perché, dunque, cercavi di uccidermi a tradimento, senza che io potessi dire una sola parola? Poiché io sono tuo fratello affezionato e tu sei come un padre per me e anche tua moglie è come una madre, non è così? In verità, quando sono andato a prendere le sementi, tua moglie mi ha detto, 'vieni, stiamo insieme' e ecco che questo ti è stato riportato in altro modo." Disse questo per fargli capire cosa fosse successo veramente fra lui e sua moglie. E fece un giuramento per Ra Har-akhti, dicendo, "Venire da me per uccidermi a tradimento è stato un abominio."

            Il giovane prese un coltello, si tagliò un pezzo di carne e lo gettò in acqua - i pesci lo inghiottirono - s'indebolì e svenne. E suo fratello maggiore si maledisse; pianse per lui, dall'altro lato delle acque, senza sapere come attraversarle per prestargli aiuto, a causa dei coccodrilli.

            Poi Bata disse, "Poiché hai concepito una cosa malvagia, non potrai concepirne una buona, cosa farei da te? Quando tornerai a casa dovrai badare alle tue bestie, perché io non ci sarò più; me ne vado nella valle dell'acacia. E, a dispetto di ciò che volevi farmi, tu verrai a cercarmi quando, dai segni, capirai che mi sarà accaduto qualcosa. E questo è ciò che accadrà: io mi toglierò l'anima e la metterò in cima ai fiori più alti dell'acacia e quando l'acacia sarà abbattuta e cadrà a terra tu verrai a cercarla; se anche dovessi cercare per sette anni non ti scoraggiare, perché la troverai e la metterai in una tazza di acqua fresca e aspetterai che io torni a vivere e ti racconterò cosa mi è successo. Quando ti daranno una tazza di birra e sarà torbida, tu saprai che mi sarà successo qualcosa, non indugiare allora e vieni a cercarmi."

            E il giovane andò nella valle dell'acacia, mentre suo fratello si cosparse il capo di polvere e tornò a casa sua a capo basso. Entrò in casa, uccise sua moglie e la dette in pasto ai cani. Poi si mise a sedere, piangendo per il fratello.

            Passarono molti giorni; Bata viveva da solo nella valle dell'acacia. Passava il tempo cacciando le bestie del deserto, tornava la sera e si stendeva sotto l'acacia che teneva la sua anima nei fiori più alti.

            Poi costruì con le sue mani una torre nella valle dell'acacia, una casa comoda piena di ogni ben di dio.

            Uscì dalla torre e incontrò i nove dèi che camminavano per visitare tutta la terra. I nove dèi parlarono fra loro e gli dissero, "Ho! Bata, toro dei nove dèi, rimarrai forse da solo? Hai dovuto abbandonare il tuo villaggio per colpa della moglie di Anpu, tuo fratello maggiore. Ecco lui l'ha uccisa." E i loro cuori erano tristi per lui.

            E Ra Harakhti disse a Khnumu, "Ecco, costruisci una donna per Bata, che non viva più da solo." E Khnumu fece una ragazza che abitò con lui.

            Era più bella di ogni altra donna al mondo. In lei era l'essenza di ogni dio. I sette indovini vennero a vederla e dissero a una voce, "Morirà di dura morte."

            Viveva in casa di Bata, che l'amava immensamente. Lui cacciava le bestie del deserto e le portava dinanzi a lei. Le diceva, "Non uscire, temo che il mare ti afferri, poiché io non riuscirei a salvarti." E le apriva tutto il suo cuore. "La mia anima sta in cima ai fiori dell'acacia," le diceva "se qualcuno la trovasse dovrei lottare con lui."

            Un giorno Bata andò a cacciare come ogni giorno e la ragazza andò a camminare sotto l'acacia che stava accanto alla loro casa. Allora il mare la vide e mandò le sue onde a prenderla, ma lei riuscì a fuggire e entrò in casa.

            Allora il mare chiamò l'acacia, dicendo, "Oh, se potessi afferrarla!"

            Così l'acacia le prese un ciuffo di capelli e il mare lo portò in Egitto e lo lasciò dove erano stesi i panni di Faraone. Il profumo del ciuffo di capelli impregnò i panni di Faraone, chi ne fece le spese furono i lavandai, che furono rimproverati: "C'è odore di unguento in tutti i panni di Faraone." Venivano sgridati ogni giorno, ma loro non sapevano cosa fare.

            Il capo dei lavandai di Faraone camminava sulla riva col cuore affranto dai continui rimproveri. Si fermò proprio davanti alla ciocca di capelli che era in acqua e mandò qualcuno a prenderla: in quella ciocca di capelli c'era un profumo dolcissimo.

            La portò da Faraone che chiamò gli scribi e i saggi, che gli dissero, "Questa ciocca di capelli appartiene a una figlia di Ra Harakhti: in lei vi è l'essenza di ogni dio e è un tributo a te da un'altra terra. Manda messaggeri in ogni terra straniera a cercarla; quanto ai messaggeri che andranno nella valle dell'acacia, manda molte persone ad accompagnarli."

            Molti giorni dopo, le persone mandate nei paesi stranieri tornarono a rapporto dal re, ma non quelli che erano andati nella valle dell'acacia, poiché Bata li aveva uccisi; ma uno era riuscito a scampare e fece rapporto al re.

            Sua maestà mandò molti uomini e molti cavalieri a prendere la ragazza e con loro mandò una donna che portava bellissimi ornamenti femminili e la ragazza la seguì.

            In Egitto tutti si rallegrarono, vedendola, e sua maestà la amò grandemente e la innalzò al più alto stato. Poi parlò con lei per sapere cosa fare con suo marito. E lei disse, "Abbattete l'acacia e fatela a pezzi."

            Così mandarono molti soldati armati ad abbattere l'acacia e tagliarono i fiori più alti, dove stava l'anima di Bata, così lui cadde immediatamente morto.

            E quando il nuovo giorno venne e la terra fu illuminata, l'acacia era abbattuta.

            Anpu, il fratello maggiore di Bata, entrò in casa e si lavò le mani e gli dettero una tazza di birra che diventò torbida; un altro gli dette una tazza di vino che aveva cattivo odore. Allora prese il bastone, i sandali, i vestiti, le armi e si diresse verso la valle dell'acacia.

            Arrivò alla torre di suo fratello, entrò e lo trovò morto sulla stuoia. Allora pianse, vedendolo. Poi uscì a cercare la sua anima vicino all'acacia, sotto la quale suo fratello si sdraiava tutte le sere.

            Passarono tre anni, ma non la trovò. Quando iniziò il quarto anno, desiderava in cuor suo di tornare in Egitto e si disse, "Domattina me ne andrò," Così disse in cuor suo.

            Quando la terra s'illuminò e il nuovo giorno apparve, lui stava camminando sotto l'acacia, cercando ancora l'anima. Ritornò la sera e cercò di nuovo. Trovò un seme che era l'anima di suo fratello; prese una tazza d'acqua fresca e ve lo mise dentro; poi sedette e aspettò.

            Durante la notte l'anima bevve l'acqua; Bata rabbrividì in tutto il corpo e guardò suo fratello maggiore. La sua anima era nella tazza. Allora Anpu prese la tazza di acqua fresca, la fece bere a Bata e l'anima fu di nuovo al suo posto. E i due fratelli si abbracciarono e parlarono a lungo.

            E Bata disse a suo fratello maggiore, "Ecco, io diventerò uno splendido e grande toro; tu ti siederai sulla mia groppa, quando il sole sorgerà, mi porterai nel luogo in cui sta mia moglie, che mi renderà conto del suo comportamento. Mi dovrai portare dal re e faranno ogni cosa buona per te, ti caricheranno di argento e oro perché mi hai portato a Faraone. Io diverrò una grande meraviglia e, in tutto il paese, esulteranno per me. Poi tu tornerai al tuo villaggio."

            Appena la terra s'illuminò e apparve il giorno, Bata divenne un toro e Apu gli sedette sulla groppa fin dall'alba. Andò dinanzi al re e gli mostrò il toro, che piacque molto a Faraone e gli fece grandi offerte, dicendo, "Questo toro è una grande meraviglia."

            Si festeggiò in tutto il paese. Dettero oro e argento ad Anpu, che tornò nel suo paese.

            A Faraone il toro piaceva immensamente, più di ogni altra cosa, e lo nutriva con le cose più prelibate.

            Passarono molti giorni, il toro entrò nella stanza della purificazione, dove era la principessa, e lui cominciò a parlarle dicendo, "Ecco, sono ancora vivo."

            Lei disse, "Scusa, chi sei?"

            Lui rispose, "Sono Bata. Ho capito che tu facesti abbattere l'acacia nella quale avevo l'anima, per farmi morire ma, ecco, sono ancora vivo sotto forma di bue."

            Allora la principessa si spaventò alle parole di suo marito e uscì dalla stanza della purificazione.

            Sua maestà sedeva alla tavola reale, dandosi al bel tempo con la ragazza; il re ne era veramente infervorato.

            Lei disse a sua maestà, "Giurami per dio che farai tutto ciò che ti chiedo."

            Lui obbediva sempre a tutto ciò che lei gli chiedeva.

            "Dammi da mangiare il fegato del bue." Così disse. E il re si rattristò grandemente nel sentire le sue parole, il suo cuore era molto afflitto.

            Quando la terra s'illuminò e apparve il nuovo giorno, si proclamò una grande festa che avrebbe avuto il bue come offerta. Il re mandò uno dei suoi capi macellai a sacrificare il toro che, mentre veniva scannato, scosse il capo e due gocce di sangue caddero sulle due porte di sua maestà. Dove cadde il sangue nacquero due magnifici alberi di persea, sacri al dio Apopi.

            Andarono a riferirlo a sua maestà: "Nella notte due grandi alberi di persea sono nati, a gran meraviglia di sua maestà, ai lati della grande porta."

            Ci fu grande allegrezza in tutto il paese e furono fatte offerte ai due alberi.

            Passarono molti giorni, sua maestà, adornato dalla corona blu e con una ghirlanda di fiori sul collo, sedette sulla carrozza di oro chiaro e uscì dal palazzo per ammirare gli alberi di persea. Anche la principessa uscì coi cavalli, dietro a sua maestà.

            Sua maestà sedette sotto la persea, che si rivolse a sua moglie, "Oh tu, piena d'inganno, sono Bata, sono ancora vivo, sebbene sia stato sacrificato. Sapevo che avevi fatto abbattere l'acacia vicino alla mia casa. Poi sono diventato un toro e tu mi hai fatto uccidere di nuovo."

            Molti giorni dopo, la principessa era a tavola con Faraone e il re ne era infervorato.

            Lei disse a sua maestà, "Giurami, per dio, che obbedirai a ogni mio desiderio." E lui assentì.

            Lei ordinò, "Fai abbattere i due alberi di persea e fanne bei tavoli." E lui obbedì a tutto quanto lei chiedeva.

            Sua maestà mandò abili artigiani a tagliare le persea e la principessa, la moglie regale stava lì a guardare. E mentre le tagliavano, volò una scheggia che entrò in bocca alla principessa, lei la inghiottì e, dopo molti giorni partorì un figlio.

            Andarono a dire a sua maestà, "Ti è nato un figlio." Glielo portarono e lui gli assegnò una nutrice e servi, ci fu giubilo in tutto il paese. Il re proclamò un giorno di festa quando gli dettero il nome. Sua maestà lo amò subito immensament e lo innalzò a essere il regale figlio di Kush.

            Da questi fatti, i giorni si moltiplicarono; sua maestà fece suo figlio erede di tutto il paese e dopo molti altri giorni, sua maestà salì in cielo.

            L'erede disse, "Fate venire dinanzi a me i grandi nobili di sua maestà, ché io possa narrare loro la mia storia."

            E gli portarono dinanzi anche quella che era sua moglie; la giudicò dinanzi ai nobili che concordarono con lui e la fecero morire di dura morte.

            Gli portarono suo fratello maggiore e lo fece principe ereditario di tutte le terre. Fu re d'Egitto per trent'anni, poi morì e, al momento della sua sepoltura, Anpu prese il suo posto.

 

            Termina questa storia. Pace, al ka dello scriba della tesoreria Kagabu, della tesoreria di Faraone, e dello scriba Hora e dello scriba Meremapt. Scritta dallo scriba Anena, proprietario di questo rotolo. Chiunque parli contro questo rotolo, possa Toth colpirlo.

 

 

 

Note ad Anpu e Bata 

 

            Con questa storia si allunga l'elenco delle mogli fedifraghe: dopo la moglie di Uba-aner, dopo la moglie di Potifarre, ecco la moglie di Anpu.

            A Bata va ancora peggio, perché sua moglie, pur di godere degli agi della corte di Faraone, non esita a ucciderlo per tre volte. Né possiamo tacere (visto che si tratta di un papiro della XIX dinastia, la dinastia tolemaica) Cleopatra, il cui uso della seduzione è divenuto proverbiale.

            Dopo questa ampia carrellata di donne egiziane di dubbia moralità, s'impone una riflessione su Ruby Rubacuori: vuoi vedere che è per davvero la nipote di Mubarak?


8.50 (Storico)

Grandepuffo
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