Setna e il libro magico (XIX dinastia)
Il potente re User.maat.ra (Ra-meses il Grande) aveva un figlio di nome Setna Kha.em.uast, che era un grande scriba, esperto in tutti gli scritti antichi.
Aveva sentito dire che il libro magico di Thot, col quale si può incantare cieli e terra, conoscere il linguaggio di ogni uccello e altra bestia, era sepolto nel cimitero di Menfi. Così andò con suo fratello An.he.hor.eru a cercarlo. Infine trovarono la tomba del principe Na.nefer.ka.ptah, figlio del re dell'Alto e Basso Egitto Mer.neb.ptah; Setna l'aprì ed entrarono.
Nella tomba c'era Na.nefer.ka.ptah, e con lui c'era il ka di sua moglie Ahura poiché, sebbene fosse seppellita a Coptos, il suo ka dimorava a Menfi con suo marito, che amava. Setna li vide seduti davanti alle loro offerte e il libro era in mezzo a loro.
Na.nefer.ka.ptah disse a Setna, "Chi sei tu, che irrompi nella mia tomba in questo modo?"
Lui rispose, "Sono Setna, figlio del grande re User.maat.ra, che vive per sempre, e vengo a prendere quel libro che è fra voi due."
Na.nefer.ka.ptah disse, "Non lo puoi avere."
Setna disse, "Allora lo prenderò con la forza."
Allora Ahura disse a Setna, "Non prenderlo, perché ti procurerà solo guai, come ha fatto con noi. Ascolta ciò che abbiamo patito per causa sua.
Noi eravamo i due figli del re Mer.neb.ptah e lui ci amava molto perché non ne aveva altri; Na.nefer.ka.ptah abitava nel suo palazzo come suo erede. Quando crescemmo, il re disse alla regina, 'Farò sposare Na.nefer.ka.ptah alla figlia di un generale e Ahura al figlio di un altro generale.'
La regina disse, 'No, lui è l'erede, fagli sposare sua sorella, come si conviene all'erede di un re, nessun altra è degna di lui.'
Il re disse, 'Non è giusto, è meglio che sposino i figli di due generali.'
La regina disse, 'Sei tu che non sei giusto con me.'
E il re rispose, 'Se non ho che questi due figli, ti pare giusto che si sposino fra di loro? Farò sposare Na.nefer.ka.ptah con la figlia di un generale e Ahura col figlio di un generale. Si è fatto spesso nella nostra famiglia.'
In quel tempo il re dette una grande festa, vennero a prendermi per farmi partecipare al trattenimento; io ero molto inquieta e non mi comportavo come di consueto. Così il re mi chiese, 'Ahura, devi forse dirmi qualcosa, come: fammi sposare mio fratello maggiore?'
Io gli risposi, 'Fammi pure sposare il figlio di un ufficiale e fai sposare a lui la figlia di un ufficiale, se questo è l'uso nella nostra famiglia.' Io risi e il re rise.
Il re disse a un lacchè del palazzo, 'Che portino Ahura alla casa di Na.nefer.ka.ptah stanotte, assieme a ogni sorta di buone cose.'
Così diventai la moglie di Na.nefer.ka.ptah e il re ordinò di portarmi regali in argento e oro e altre cose preziose dal palazzo.
Na.nefer.ka.ptah si prese diletto assieme a me e ricevette regali dal palazzo e ci amammo l'un l'altra.
Quando aspettai un figlio, chiamarono il re, che ne fu immensamente felice e mi mandò molte cose e regali dei più preziosi argento, oro e biancheria finissima. Quando venne il tempo, partorii questo bambino che è davanti a te. Gli fu dato il nome di Mer-ab, e lo registrarono nel libro della Casa della Vita.
Un giorno mio fratello Na.nefer.ka.ptah era nel cimitero di Menfi. Leggeva attentamente gli scritti delle catacombe, le tavole della Casa della Vita e le iscrizioni che sono sui monumenti e lavorava instancabilmente sugli scritti.
Nel tempio c'era un sacerdote di nome Nesi-ptah. Quando Na.nefer.ka.ptah andò nel tempio a pregare, si mise a leggere le iscrizioni delle cappelle degli dèi; il sacerdote lo canzonò e cominciò a ridere.
Na.nefer.ka.ptah gli chiese, 'Perché mi deridi?'
Lui rispose, 'Non sto ridendo di te, o meglio, rido perché stai leggendo cose di scarsa qualità. Se vuoi davvero leggere qualcosa di grande valore, vieni con me e ti porterò nel luogo in cui è nascosto il libro di Thot, scritto dalla sua stessa mano, che ti innalzerà verso gli dèi. Basta leggere la prima pagina per incantare il cielo, la terra, gli abissi, le montagne e il mare; capirai il linguaggio degli uccelli del cielo e di coloro che strisciano sulla terra, vedrai i pesci degli abissi, poiché, per potere divino, saliranno dai mari più profondi. E se leggi la seconda pagina, tornerai dal mondo degli spiriti nella stessa forma che avevi sulla terra. Vedrai il sole splendere in cielo, con tutti gli dèi e la luna piena.'
Na.nefer.ka.ptah disse, 'Per la vita del re! chiedimi qualsiasi cosa, ma dimmi dov'è questo libro.'
E il sacerdote rispose a Na.nefer.ka.ptah, 'Se vuoi che ti dica dov'è il libro, mi devi dare cento pezzi d'argento per il mio funerale e far sì che sia sepolto come un sacerdote ricco.'
Così Na.nefer.ka.ptah chiamò il suo valletto e gli disse di dare i cento pezzi d'argento al sacerdote; fece quanto desiderava e lo assecondò in ogni altra cosa che gli aveva chiesto.
Allora il sacerdote disse a Na.nefer.ka.ptah, 'Il libro sta nel mezzo del fiume a Coptos, in una cassetta di ferro; nella cassetta di ferro c'è una cassetta di bronzo, nella cassetta di bronzo c'è una cassetta di legno di sicomoro, nella cassetta di legno di sicomoro c'è una cassetta d'ebano e avorio, nella cassetta di ebano e avorio c'è una cassetta d'argento, nella cassetta d'argento c'è una cassetta d'oro e nella cassetta d'oro c'è il libro. Tutto intorno vi stanno attorcigliati serpenti, scorpioni e tutti gli altri esseri che strisciano, tutti sono intorno alla scatola che contiene il libro, fra questi c'è un serpente immortale.' E quando il sacerdote disse questo, Na.nefer.ka.ptah fu completamente soddisfatto.
Quando tornò dal tempio mi raccontò quanto gli era successo, poi aggiunse, 'Andrò a Coptos, poiché devo avere quel libro; non starò un giorno di più qui nel nord.'
E io risposi, 'Non farlo, stai cercando la rovina e mi lascerai in pena nella Tebaide.' Posai la mano su Na.nefer.ka.ptah per impedirgli di andare a Coptos, ma non mi volle ascoltare. Andò dal re e gli disse quello che aveva saputo dal sacerdote.
Il re gli chiese, 'È questo ciò che vuoi?'
Lui rispose, 'Fammi avere la nave reale col suo equipaggio, poiché mi recherò senza indugio nel mezzogiorno con Ahura e il piccolo Mer-ab, a prendere quel libro.'
Così gli dettero la nave reale col suo equipaggio; noi andammo con lui e salpammo per Coptos.
Poi i sacerdoti e il sommo sacerdote di Iside di Coptos vennero senza indugi per incontrare Na.nefer.ka.ptah, e le loro mogli vennero da me. Andammo nel tempio di Iside e Arpocrate e Na.nefer.ka.ptah portò un bue, un'oca e vino per un'offerta col fuoco e un'offerta di libagione dinanzi a Iside di Coptos e Arpocrate. Ci condussero in una casa bellissima, piena di ogni ben di dio. Na.nefer.ka.ptah ci rimase quattro giorni banchettando coi sacerdoti di Iside di Coptos, mentre le mogli dei sacerdoti fecero festa con me.
Il mattino del quinto giorno Na.nefer.ka.ptah chiamò i sacerdoti e fece una capanna magica; plasmò degli uomini, recitò una formula magica e dette loro vita, poi dette loro fiato per farli immergere nelle acque. Riempì la nave reale di sabbia, mi salutò e salpò. Io sedevo sulla riva a Coptos per vedere cosa gli sarebbe successo.
Poi disse, 'Uomini, lavorate per me fino a quando non troviamo il libro.'
E loro faticarono notte e giorno e quando, dopo tre giorni, lo trovarono, gettarono la sabbia dalla nave per diminuire la profondità del fiume. Videro serpenti, scorpioni e ogni genere di bestia strisciante intrecciati attorno alla cassa che conteneva il libro e, fra loro, c'era il serpente immortale. E il principe pronunciò una formula magica sui serpenti, gli scorpioni e le altre bestie striscianti per imprigionarli. Poi lottò col serpente immortale, lo uccise, ma quello tornò in vita con una nuova forma. Allora lottò di nuovo, lo uccise, ma anche questa volta tornò in vita con una terza forma. Allora lo tagliò in due pezzi, gettando sabbia fra le due parti e questa volta non tornò più in vita.
Na.nefer.ka.ptah allora andò dove era posata la cassetta. Scoperchiò la cassa di ferro, trovò la cassa di bronzo e l'aprì, poi trovò la cassa di legno di sicomoro e l'aprì, poi la cassa di ebano e avorio e l'aprì, poi trovò la cassa d'argento e l'aprì, infine trovò la cassa d'oro, l'aprì e trovò il libro. Prese il libro dalla cassa d'oro e lesse una pagina d'incantesimi. Incantò cielo e terra, gli abissi, le montagne e il mare; capì il linguaggio degli uccelli dell'aria, dei pesci del profondo del mare, degli animali terrestri. Lesse un'altra pagina d'incantesimi e vide il sole splendere in cielo, con tutti gli dèi la luna piena e le stelle; vide i pesci degli abissi marini che, per potere divino, salirono in superficie. Poi lesse un incantesimo agli uomini che aveva fatto e disse loro, 'Lavorate per me, torniamo da dove siamo venuti.'
E loro faticarono notte e giorno, infine tornarono nel luogo in cui io sedevo, sulla riva del fiume di Coptos; non avevo mangiato, né bevuto per tutto quel tempo e sedevo come chi è andato nella tomba.
Allora dissi a Na.nefer.ka.ptah che volevo vedere il libro per il quale ci eravamo presi tanta pena; lui lo mise fra le mie mani e, appena lessi la prima pagina, anch'io incantai cielo e terra, abissi, montagne e mari; capii il linguaggio degli uccelli del cielo, dei pesci delle profondità e degli animali terrestri. Lessi un'altra pagina d'incantesimi e vidi splendere il sole con tutti gli dèi, la luna piena e le stelle; vidi i pesci degli abissi, che un potere divino aveva portato in superficie. Siccome non sapevo scrivere, chiesi di farlo a Na.nefer.ka.ptah, che era un calligrafo dei migliori. Lui si fece portare un rotolo nuovo di papiro e scrisse tutto quanto era scritto nel libro. Lo immerse nella birra per scioglierlo nel liquido e lo bevve, così imparò tutto quanto stava scritto nel libro.
Tornammo a Coptos lo stesso giorno e facemmo una festa dinanzi a Iside di Coptos e Arpocrate. Poi salpammo in direzione nord.
Ma Thot scoprì che Na.nefer.ka.ptah aveva trovato il libro e si affrettò a recarsi da Ra, dicendo, 'So che Na.nefer.ka.ptah, figlio del re Mer.neb.ptah ha preso il libro con le mie rivelazioni. Si è introdotto nel mio palazzo, ha rubato e aperto le casse con gli scritti, uccidendo le mie guardie, che lo proteggevano.'
E Ra rispose, 'È tuo, prendi lui e tutta la sua discendenza.'
Dal cielo arrivò l'ordine: 'Che Na.nefer.ka.ptah non torni sano e salvo a Menfi, né lui, né la sua stirpe.'
Nello stesso momento, il piccolo Mer-ab cadde dalla nave reale e affogò nel fiume; tutti sulle sponde alzarono un grido. Na.nefer.ka.ptah uscì dalla cabina e lesse l'incantesimo su di lui, riportandone il corpo in superficie per potere divino; lesse un altro incantesimo e gli fece dire tutto ciò che gli era successo e seppe ciò che Thot aveva detto a Ra.
Tornammo con lui a Coptos; lo portammo nella Buona Casa, cercarono gli imbalsamatori, che lo imbalsamarono, poi lo seppellimmo nel cimitero di Coptos come i personaggi grandi e nobili.
E Na.nefer.ka.ptah, mio fratello, disse, 'Torniamo, senza indugio, poiché il re non sa ancora cosa sia successo e il suo cuore ne sarà afflitto.'
Così salpammo di nuovo. Quando arrivammo nel luogo ove il piccolo Mer-ab era caduto in acqua, caddi a mia volta dalla nave reale e annegai nel fiume.
Chiamarono Na.nefer.ka.ptah e lui uscì dalla cabina della nave reale; lesse un incantesimo e portò il mio corpo in superficie per potere divino. Mi tirò a bordo, lesse un altro incantesimo e mi fece dire cosa mi era successo e ciò che aveva detto Thot a Ra. Poi tornò con me a Coptos, mi portò nella Buona Casa, chiamò gli imbalsamatori e mi fece imbalsamare e seppellire come un grande e nobile personaggio, e mi pose nella stessa tomba del mio piccolo Mer-ab.
Non si attardò un attimo di più a Coptos e salpò. Quando arrivò dove noi annegammo, disse al suo cuore, 'Non sarebbe meglio che tornassi a Coptos per essere seppellito con loro? Altrimenti, quando giungerò a Menfi e il re chiederà notizie dei suoi figli, cosa gli dirò? Potrei forse dirgli che li ho lasciati uccidere nella Tebaide, mentre io sono tornato a Menfi vivo?'
Allora si fece portare una pezza di bisso tagliata a strisce, fece una benda con la quale sigillò il libro e se lo legò addosso. Poi Na.nefer.ka.ptah si sporse oltre la coperta della nave reale e si gettò nel fiume. Gridò verso Ra e tutti coloro che erano sulle sponde fecero grande frastuono, gridando, 'Grande dolore! triste pena! si è forse perso quel grande scriba, quell'uomo di abilità senza eguali?'
La nave reale continuò, senza che nessuno in terra sapesse dove fosse finito Na.nefer.ka.ptah. Arrivati a Menfi, andarono a riferire tutto al re. Allora il re, in lutto, scese verso la nave reale; tutti i soldati, gli alti sacerdoti, i sacerdoti di Ptah erano in lutto e anche tutti gli ufficiali e i cortigiani. E quando trovò Na.nefer.ka.ptah nella cabina interna della nave reale, nel suo rango di sommo scriba, lo sollevò e vide il libro legato a lui; e il re disse, 'Che si nasconda il libro che ha con sé.'
Gli ufficiali del re e gli alti sacerdoti di Ptah gli dissero, 'Nostro Signore, possa il re vivere a lungo quanto il sole! Na.nefer.ka.ptah era un eccellente scriba e un uomo estremamente abile.'
Il re lo fece portare nella sua Buona Casa il sedicesimo giorno, lo bendarono il trentacinquesimo giorno e lo deposero il settantesimo giorno nella sua tomba.
Ti ho raccontato dei dolori che ci sono caduti addosso a causa di questo libro che tu vuoi, senza alcun diritto. Inoltre è a causa sua che abbiamo dovuto abbandonare le nostre vite sulla terra."
E Setna disse a Ahura, "Dammi il libro che vedo fra te e Na.nefer.ka.ptah, altrimenti lo prenderò con la forza."
Allora Na.nefer.ka.ptah si alzò dal suo seggio e disse, "Sei tu Setna, al quale mia moglie ha raccontato i duri colpi del fato che tu non hai patito? Puoi pretendere questo libro per la tua abilità di scriba? Se ne sei capace, gioca con me; giochiamo su cinquantadue punti."
Setna disse, "Sono pronto!" E misero fra di loro il tavolo e i pezzi.
Na.nefer.ka.ptah vinse una partita e lanciò un incantesimo a Setna, che lo fece affondare fino ai piedi. Vinse anche la seconda partita e fece sprofondare Setna fino alla cintura. Vinse anche la terza partita e lo fece sprofondare fino alle orecchie. Allora Setna percosse Na.nefer.ka.ptah con un grande colpo della mano, poi chiamò suo fratello An.he.hor.eru e gli disse, "Svelto, vai di sopra e di' al re cosa mi è successo e portami il talismano di mio padre Ptah e i miei libri magici."
E lui corse a dire al re cosa era successo a Setna. Il re disse, "Portagli il talismano di suo padre Ptah e i suoi libri magici."
An.he.hor.eru ridiscese nella tomba, posò il talismano su Setna e lui si liberò immediatamente. Poi Setna stese la mano verso il libro e lo prese. Appena fu fuori dalla tomba, vide la luce davanti a sé e dietro la tenebra.
E Ahura pianse e disse, "Gloria al Re delle Tenebre! Salve al Re della Luce! tutto il potere se ne è andato dalla tomba."
Ma Na.nefer.ka.ptah le disse, "Che il tuo cuore non sia triste, gli farò riportare il libro, e verrà con un bastone forcuto in mano e una pentola in capo."
Setna uscì dalla tomba e la richiuse esattamente come era prima. Poi andò dal re e gli disse tutto ciò che era accaduto a causa di quel libro. E il re gli disse, "Riporta il libro nella tomba di Na.nefer.ka.ptah, da uomo prudente, altrimenti te lo farà riportare con una bastone forcuto in mano e una pentola sul capo."
Così Setna si congedò dal re con un bastone forcuto e una pentola in testa e andò nella tomba di Na.nefer.ka.ptah.
Ahura gli disse, "È Ptah, il gran dio, che ti ha fatto tornare."
E Na.nefer.ka.ptah disse, "Setna, tu sai che Ahura e Mer-ab, suo figlio, sono a Coptos; portali qui, in questa tomba, se sei un bravo e abile scriba. Abbi compassione di loro, vai a Coptos e portali qui."
Setna allora uscì dalla tomba e andò dal re a riportargli la richiesta di Na.nefer.ka.ptah.
Disse il re, "Setna, vai a Coptos e porta qui Ahura e Mer-ab."
Lui rispose al re, "Fammi avere la nave reale e il suo equipaggio." E il re glieli concesse. Lasciarono il porto e navigarono senza soste fino a Coptos.
Avvertirono i sacerdoti e il sommo sacerdote di Iside a Coptos, che scesero e lo accolsero sulla riva. Setna andò con loro e entrò nel tempio di Iside di Coptos e di Arpocrate. Gli ordinarono di sacrificare un bue, un'oca e vino, e lui fece un'offerta col fuoco e un'offerta di libagione dinanzi a Iside di Coptos e Arpocrate.
Poi andò al cimitero di Coptos coi sacerdoti e col sommo sacerdote di Iside. Scavarono per tre giorni e tre notti. Cercarono fin nelle catacombe del cimitero di Coptos, girarono la stele degli scribi della Doppia Casa della Vita e lessero le iscrizioni che vi trovarono, ma non riuscirono a trovare le tombe di Ahura e Mer-ab.
Na.nefer.ka.ptah sentì che non riuscivano a trovare le tombe di Ahura e di suo figlio Mer-ab. Così apparve a Setna sotto la forma di un vecchio venerabile. Setna lo vide e gli chiese, "Sembri molto vecchio, sai dove siano i resti di Ahura e di suo figlio Mer-ab?"
L'anziano rispose, "Fu detto dal padre del padre di mio padre al padre di mio padre, e il padre di mio padre disse a mio padre che la tomba di Ahura e di suo figlio Mer-ab è in un tumulo a sud della città di Pehemato"
Dettero ascolto all'anziano e trovarono la tomba di Ahura e di suo figlio Mer-ab sotto l'angolo meridionale della città di Pehemato. Setna li depose nella nave reale come si conviene a personaggi di grande riguardo. In seguito, Na.nefer.ka.ptah fece sapere a Setna che era stato lui ad andare a Coptos, per indicargli la tomba di Ahura e di suo figlio Mer-ab.
Così Setna lasciò il porto nella nave reale, navigò senza soste e raggiunse Menfi con tutti i soldati che erano con lui.
Avvisarono il re e lui scese ad accogliere la nave reale. Fece scortare le due mummie, come si conviene a personaggi di alto rango, nelle catacombe in cui era Na.nefer.ka.ptah e spianò il terreno su di loro.
Questi sono gli scritti della storia di Setna Kha.em.uast e di Na.nefer.ka.ptah e di sua moglie Ahura e di loro figlio Mer-ab. È stata scritta nel trentacinquesimo anno, il mese di Tybi.
Note a Setna e il libro magico
Si chiude veramente in bellezza con questa storia della XIX dinastia, la dinastia greca dei Tolomei.
La dinastia sarà stata greca, ma la storia è tipicamente egizia: per i greci l'incesto era un tabù, come prova l'Edipo di Sofocle; non così per gli egizi, per i quali era, anzi, raccomandato il matrimonio fra fratelli regali, per conservare la purezza del sangue. Il Faraone Mer.neb.ptah, nel nostro caso, vuol fare sposare i propri figli con figli di generali, non per timore dell'incesto, ma perché, avendo due soli figli, paventava la mancanza di eredi (e aveva ragione).
Il concetto di Ka è altra peculiarità della cultura egiziana. Il Ka è la forza vitale dell'essere; ha caratteristiche individuali, costituisce il carattere dell'essere vivente, si trasmette di padre in figlio e è pienamente autonomo rispetto al corpo; infatti, mentre il corpo di Ahura si trova nella sua tomba di Coptos, il suo Ka sta nella stessa tomba dell'amato Na.nefer.ka.ptah, a Menfi.
Il libro che permette di capire il linguaggio degli animali ricorda troppo l'anello di re Salomone per non ripetere quanto già abbiamo detto sull'influenza della letteratura egizia su quella ebraica.
Infine, si sarà notato, in ognuno dei racconti, la tendenza a ripetere allo stesso modo interi periodi, con identiche parole (anche se in traduzione abbiamo, talvolta, cercato di attenuare l'esatto ripetersi dei medesimi lessemi); ignoriamo quale sia il reale motivo di questa peculiarità della prosodia egizia. Un buon traduttore dovrebbe possedere completa padronanza delle culture origine e di arrivo delle lingue ma, ahimè, noi siamo la dimostrazione patente che non sempre è così.
Cercheremo di supplire all'ignoranza con le congetture: non è impossibile che, essendo quello egizio un alfabeto pittorico, le opere letterarie dovessero sottostare, non solo ai canoni dell'arte narrativa, ma anche ai vincoli delle arti plastiche, nella simmetria e nell'ornato. Inoltre, ricordiamo che i pittogrammi egizi non corrispondono a una lettera, come nell'alfabeto fenicio, né a una sillaba, come nell'alfabeto cinese, bensì venivano letti come oggi si decifra un rebus e, naturalmente, ripetere sempre lo stesso rebus è più facile che inventarne sempre di nuovi.
8.50 (Storico)
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