Un estratto dalle memorie di Aaron Lupowitz
| Anno | 1979 |
|---|---|
| Editore | PCI Editore |
| Genere | Autobiografia |
| Scrittore | Marco Zenziglio
|
| Personaggio | Aaron Lupowitz, psicanalista
Herr Otto M., paziente Herr Fritz H., paziente Jacob Levi, psicanalista |
Il secondo racconto di Marco mi ricorda i racconti dei primi libri di Woody Allen, ha lo stesso tipo di comicità; pur senza raggiungere le vette alleniane, mi ha fatto ridere.
Un estratto dalle memorie di Aaron Lupowitz
Caso di estrema difficoltà e interesse fu quello di Otto M. e Fritz H. Mi occorse agli inizi della carriera e per poco non mandò a monte la mia vocazione di psicanalista.
Otto M. era ossessionato dall'idea di perdere il pene; perciò se lo assicurava saldamente alla vita con lo spago, usava mutande elasticizzate e prendeva mille altre precauzioni.
Fritz H., intimo amico di Herr M. e al corrente della sua ubbia, scrutava attentamente da ogni dove, dovesse trovare il pene perduto dall'amico.
Non si pensi di trovarsi dinanzi alla solita coppia di matti. I signori M. e H., a parte questa peculiare mania, godevano di un'ottima salute psicofisica: Herr M. era docente e preside della Facoltà di Teologia dell'Università di T., mentre Herr H. insegnava Filosofia Greco-romana alla medesima università.
I due vennero contemporaneamente da me, implorandomi di trovare una soluzione.
Trattai, dapprima, M. e H. con sedute contemporanee, poi dovetti passare all'analisi individuale e trascorsero sei mesi senza che si vedesse il minimo risultato.
Quindi provai a liberare almeno Fritz dall'ossessione della ricerca del pene, insinuando che, sebbene più giovane, a lui e non a M. sarebbe dovuta toccare la presidenza della Facoltà, grazie alla maggior validità scientifica del suo lavoro.
Pensai di essere riuscito a liberare il disgraziato dalla sua mania quando lo sentii esclamare: - Per dio, è vero! e io che lo aiuto a cercare il suo pene fottuto! - ma ogni speranza immediatamente svanì: - Se lo trovo lo nascondo, anzi, lo do in pasto ai cani, lo do!
Non solo avevo fallito, avevo peggiorato la situazione: Fritz veniva assiduamente a parlarmi di filosofia e a sparlarmi del collega, terminando con le possibili eventuali vendette sul pene di Otto, che continuava a cercare, ancor più freneticamente.
Otto, a sua volta, avvedutosi della scemata devozione dell'amico, veniva da me con ipotesi sempre più fantasiose: - È un castrato, glielo dico io. Non vede com'è grassoccio? e quella vocina stridula? anche gli studenti lo prendono in giro "la questione della fede in Origeeene" - modulava in falsetto, facendo il verso a Fritz - Ah, Origene! Lo cerca, sì, lo cerca perché non ce l'ha!
Dopo quindici mesi valutai la situazione: ero uscito da più di tre anni dall'università, avevo visto una volta Freud, e mio padre era riuscito a mettermi su lo studio a prezzo di sacrifici, e ora mi stavano cedendo i nervi. Ascoltavo, affascinato, le teorie di Fritz su Aristotele, Platone e i padri della Chiesa, e notavo che M. non ne aveva mai avute di così brillanti; più di una volta avevo dovuto resistere alla tentazione di allungare la mano sui suoi calzoni flosci, per verificare se fosse un castrato. Stavo perdendo gli altri pochi clienti, mentre quel fetente di Jacob Levi, che si era laureato da meno di un anno, aveva l'anticamera piena di pazienti, solo per la moda degli psicanalisti ebrei.
Così presi una decisione: spedii i due pazzi da un collega anziano, che spaccia per un gran qualcosa e me ne liberai, cambiai il mio nome, Arno Müller, in Aaron Lupowitz e ripresi il mio lavoro con rinnovato entusiasmo.
8.00 (Divertente)
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