Una vita di carta
Questa è proprio telegrafica.
Sono sempre stato attratto dalla carta. Quando ero bambino il padre di un mio amico di scuola aveva un'edicola; ricordo che tutte le volte che entravo in quella piccola edicola tutto mi sembrava così magnifico e affascinante: i colori vivaci delle riviste patinate, delle copertine dei fumetti, i quotidiani messi tutti in fila ordinatamente... Tutto là dentro contribuiva a darmi una forte sensazione di calma, di protezione e allo stesso tempo di controllo assoluto sul mondo, sui suoi fatti, sui personaggi... Era per me un po' come stare dentro a una torre di controllo. Solo che non erano aerei quelli che sorvolavano la mia testa, ma aeroplanini immaginari, fatti di carta di giornale. Alla fine mi dovevano quasi portare fuori a forza.
Ancora adesso le edicole e le librerie (meno le biblioteche: sono molto allergico alla polvere) hanno su di me un influsso quasi magnetico. Ho sempre amato la carta e le librerie: un libro, per me, va prima di tutto posseduto fisicamente; è quasi più importante che leggerlo. L'importante è averlo lì, a disposizione, poi il tempo e la voglia di tuffarsi fra le sue pagine arriveranno sicuramente. L'idea per questo mini-racconto mi è venuta pensando a quei grandi giornalisti che vivono e respirano quotidianamente nella carta e nell'inchiostro.
Chissà se, con tutto quell oche hanno da scrivere e da leggere, troveranno anche il tempo per vivere una vita "vera"?