F. Compo
| Anno | 2000 |
|---|---|
| Nazionalità | Giappone |
| Genere | Fumetto |
| Scrittore | Alfredo Castelli
Fabrizio Ottone Daniele Caluri |
| Creatore |
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| Disegnatore |
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| Personaggio |
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È stato solo dopo aver letto la lunga intervista rilasciata da Riyuchi Sukamoto al mensile francese Les bandes (vedi l’approfondimento su Sukamoto) nella quale rivendica la paternità dell’idea di F. Compo e rivela la sua partecipazione ad alcuni episodi in veste di sceneggiatore, che mi sono deciso a leggere questo lungo romanzo a fumetti (15 albi). Confesso che l’ho un po’ tirata per le lunghe, perché F. Compo ha il formato del manga, ossia si legge alla rovescia, ma ormai mi ero incuriosito e, sia pur con fatica, ho portato a termine la mia impresa.
Innanzitutto la storia.
Masahiko Yanagiba è il più classico degli orfani da fumetto giapponese: perde la madre in tenerissima età, trascorre un’infanzia solitaria, col padre sempre al lavoro; quando sta per finire la sua adolescenza muore anche il padre e rimane completamente solo.
Si fa viva una sconosciuta sorella della madre, Yukari, che lo invita ad andare a vivere con lei e la sua famiglia, composta, oltre che da lei ovviamente, dal marito Sora Wakanae, un noto mangaka, e dalla figlia Shion. I tre sono il paradigma della famiglia felice, con un unico particolare insolito che turba l’ingenuo Masahiko: in realtà Yukari è il fratello della madre che si traveste da donna e Sora è in realtà una donna travestita da uomo, la stessa Shion alterna periodi maschili e femminili.
L’ambiguità procede oltre: Masahiko si trova a dover girare un film per il club cinefilo dell’università travestito da donna e è così convincente da far innamorare mister Tatsuya, un pericoloso yakuza che, a sua volta, ha una figlia, Kaoru, che vuol diventare uomo. La povera ragazza, figlia di uno yakuza e di un’avventuriera senza scrupoli, prevedibilmente ha i suoi problemi, allora la famiglia Wakanae si offre di adottare anche lei, rendendo il ménage perfetto.
Masahiko ha anche una fidanzata, che si chiama Yoko come la moglie di John Lennon, una ragazza un po’ bacchettona che s’infuria se Masahiko si veste da donna e che teme la concorrenza della conturbante cugina del fidanzatino.
A completare il quadro ci sono le assistenti del mangaka Sora, che sono tutti travestiti a parte una/o che si è operata/o e ha cambiato sesso, che alla fine di ogni lavoro si ubriacano e ballano nude/i.
Se la situazione vi sembra incasinata, aspettate a leggere tutto il fumetto.
A parte la rottura di doverlo leggere a rovescio, a parte le scene “sentimentali” fra Masahiko e Yoko e Masahiko e Shion (che, ammetto, spesso ho saltato a piè pari) io darei un giudizio molto positivo.
È, innanzitutto, molto bella la totale assenza di pregiudizi e come vengono stigmatizzati i personaggi che invece i pregiudizi ce li hanno. Spesso ci sono situazioni talmente divertenti (soprattutto quando si creano gli inevitabili equivoci) da non credere si tratti di un fumetto giapponese (che per me sono tutti lacrime e tragedia, ma non sono certo un esperto), in particolare il personaggio dello yakuza è rabelaisiano.
Dopo aver visto i due film di Sukamoto ho ritrovato molto del suo mondo; in particolare la sua abitudine di far recitare le donne travestiti da uomini e viceversa: nell’albo finale Shion e Masahiko girano un film, sempre per il club cinefilo dell’università, l’una nei panni di un ragazzo, l’altro nella veste di Masami, il suo alter ego femminile.
Bello anche il finale, che lascia tutto in sospeso, ma col messaggio piacevolmente insolito che se uno è innamorato poco importa il sesso dell’amato.
Quando ho cominciato a leggerlo non avrei creduto mi piacesse.
8.50 (Gaio)
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